Anniversari: 17 novembre con uno sguardo diverso (1a parte) – L’angolo di Michaela

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Quest’anno la data del 17 novembre rappresenta il 25° anniversario della Rivoluzione di Velluto. È una delle poche feste che ci sono rimaste in comune con la Reppublica Ceca (insieme al 5 luglio – festa dei santi Cirillo e Metodio). È la data dell’inizio della nostra storia moderna, l’inizio della democrazia.

Oggi vorrei soffermarmi su due aspetti della Rivoluzione di velluto che vengono raramente affrontati, e la settimana prossima ve ne prospetto un terzo.

I/ Perchè proprio la data del 17 novembre?

Il 17 novembre non è solo l’anniversario della Rivoluzione di Velluto: molto prima, nel 1941, questa data era stata stabilita dal Consiglio internazione degli studenti come Giornata internazionale (o Giornata mondiale) degli studenti (Medzinárodný deň študentstva), in onore della morte di 9 studenti – rappresentanti delle organizzazioni studentesche che si sono opposte all‘occupazione tedesca a Praga, nel 1939.

Con una dimostrazione pacifica il 28 ottobre gli universitari vollero festeggiare il 21° anniversario della nascita della Cecoslovacchia (che in quel momento non esisteva più, perché dopo l’accordo di Monaco la Cechia era parte del Protettorato di Cechia e Moravia -Reichsprotektorat Böhmen und Mähren- dal marzo del 1939), ma le unità SS che affiancavano le forze dell’ordine aprirono il fuoco sulla folla. Con l’occasione fu ferito anche lo studente di medicina Jan Opletal che morì l’11 novembre. Successivamente, dopo il suo funerale, ci furono altre dimostrazioni che coinvolsero migliaia di persone e questa volta furono rivolte contro l’occupazione tedesca. Vennero oppresse con forza. Il giorno successivo, durante una riunione tenutasi a Berlino, Hitler decise di intervenire: vennero chiuse le università ceche e durante la notte tra il 16 e 17 novembre vennero arrestati e successivamente inviati nel campo di concentramento  di Sachsenhausen-Oranienburg 1200 studenti, mentre i loro nove rappresentanti vennero giustiziati.

La Rivoluzione di Velluto ha visto il suo inizio proprio in occasione delle pacifiche dimostrazioni in onore di quanto era accaduto nel novembre 1939, dimostrazioni tenutesi il 16 e 17 novembre 1989, sulle piazze principali delle città cecoslovacche, fortemente influenzate dai cambiamenti che si verificavano in quei momenti in altri paesi dell’Europa Centrale e dalla caduta pochi giorni prima del Muro di Berlino.

Rivoluzione di Velluto

II/ Perchè Rivoluzione di Velluto? O è meglio dire Rivoluzione Gentile?

Il termine Rivoluzione di Velluto (Sametová revoluce) sembra che sia stato coniato da un giornalista ceco e poi arrivato alla stampa estera (in inglese Velvet revolution). In Slovacchia questo periodo dal 17 novembre al 29 dicembre 1989 viene chiamato Nežná revolúcia: c’è chi sostiene che questa distinzione sia nata solo nel 1993 dopo la divisione della Cecoslovacchia; risulta però che il termine sia stato usato già a novembre 1989 dallo scrittore – e personaggio di rilievo nella cultura e politica – VladimírMináč, durante un incontro televisivo con gli studenti, quando disse “tá vaša revolúcia je taká iná, taká nežná” („quella vostra rivoluzione è così diversa, così gentile“).

Vorrei soffermarmi sull’espressione che Mináč ha utilizzato per descrivere la rivoluzione studentesca: nežná non corrisponde del tutto a „gentile“ come viene tradotto in italiano. Nežný, neha, nežnosť hanno un significato molto più profondo: se “gentile” viene più spesso tradotto come milý o láskavý, l’aggettivo nežný viene tradotto come “tenero, dolce, affettuoso, amorevole”. Nežný non è proprio della lingua parlata, ma trova il suo posto nel linguaggio letterario e nelle canzoni, dov’è tipicamente legato al mondo femminile. Forse perché presume un sentimento di amore più elevato di cui le donne sono ambasciatrici: il loro amore si estende verso i più piccoli, i più deboli. L’aggettivo nežný lo troviamo abbinato al sorriso (nežný úsmev), allo sguardo (nežný pohľad), alla carezza (nežné pohladenie), al viso (nežná tvár).

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Foto: Bratislava, novembre 1989 (da video Youtube)

Chiamare una rivoluzione con l’aggettivo nežná è tuttavia contraddizione solo apparente: è un chiaro invito non solo alla non-violenza, ma si arriva a un’espressione ancora superiore: si crede nella presenza di un sentimento simile all’amore. Probabilmente Vladimír Mináč intendeva l’amore verso il prossimo, o più semplicemente verso la vita umana che nelle rivoluzioni viene spesso messa in secondo piano e soggetta a ideali o obiettivi ritenuti superiori: ma forse esiste qualche valore superiore a quello della vita stessa?

[I. continua]

(Michaela Sebokova Vannini – vedi il suo sito Cucinare Scrivendo)

Fonte dati storici: wikipedia cz/wikipedia sk. Foto: wikimedia, video Youtube

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