Ucraina: sull’orlo del baratro

Dopo i referendum di maggio, sei mesi di guerra, gli accordi di Minsk a settembre e una fragile tregua stabilita con la regia di Petro Poroshenko e Vladimir Putin, le elezioni del 2 novembre nelle repubbliche indipendentiste nel sudest dell’Ucraina allontanano ancor di più il Donbass da Kiev.

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Il dialogo tra periferia e centro si è impiantato ancor prima di cominciare e a questo punto il piano di pace voluto dalla Bankova rischia di andare a rotoli. Le elezioni locali in programma per dicembre diventano più incerte, anche perché senza la collaborazione con i due nuovi presidenti a Donetsk e Lugansk, dove si sono tenute ieri elezioni parallele (vedi la cronaca per Askanews), Poroshenko non ha molte alternative.

Nonostante il voto non venga riconosciuto da nessuno, se non simbolicamente dalla Russia – che comunque ha parlato solo le rispetto della volontà dei cittadini del sudest ucraino – le carte sul tavolo sono chiare e Kiev, oltre alla voce grossa, poco può fare. Escludendo ovviamente l’idea di una ripresa in grande stile dell’offensiva delle truppe governative per riconquistare i territori occupati che in questo momento appare un’ipotesi di scuola.

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Foto marcofieber

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