Europa vs Russia: una crisi post-sovietica

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Di Sergio Romano per ISPI – Di tutte le repubbliche sovietiche che proclamarono la loro indipendenza nel 1991, l’Ucraina era quella che presentava maggiori problemi.  Aveva un passato strettamente intrecciato con  la storia russa. Era una potenza nucleare. Ospitava a Sebastopoli, in Crimea, la maggiore base navale russa del Mar Nero. I suoi confini erano stati tracciati in epoca sovietica quando le frontiere avevano un’importanza esclusivamente amministrativa.

Il presidente George H.W. Bush ne era consapevole: in un discorso pronunciato a Kiev nel luglio del 1991, quando l’Urss non era ancora esplosa, esortò gli ucraini a non avventurarsi sulla strada pericolosa del separatismo. Ne era consapevole anche il presidente russo Boris Eltsin: quando venne in discussione la sorte della base di Sebastopoli si limitò a stipulare un contratto d’affitto che Vladimir Putin ha recentemente rinnovato. Ne erano consapevoli anche le maggiori potenze: quando fu chiesto all’Ucraina di consegnare a Mosca il suo arsenale nucleare, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Russia firmarono a Budapest nel 1994 un Memorandum con cui s’impegnavano a garantire la sua integrità territoriale.

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Foto George H.W. Bush e Boris Eltsin (RIA Novosti@Wikimedia)

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