Slovenské Elektrárne, il Parlamento approva l’audit della Corte dei Conti

Parlamento slovacco (nrsr_sk)

In seguito alla risoluzione presa dal Parlamento in una votazione del 24 settembre, la Corte Suprema della Repubblica Slovacca (NKU) esaminerà la gestione delle risorse finanziarie all’interno della società Slovenské Elektrárne (SE)​. Niente di fatto, invece, per la richiesta dell’opposizione di fare un controllo anche sullo studio di fattibilità del completamento della centrale nucleare di Mochovce o del saldo che lo Stato si attende da Enel per la privatizzazione della società nel 2006 e per il quale sono ancora in corso negoziati.

È stato il Ministero dell’Economia a chiedere una ispezione di NKU in SE per le operazioni di completamento del terzo e quarto reattore a Mochovce, tuttora in corso e in netto ritardo sulle previsioni, oltre che per il costo totale della struttura che ha visto negli ultimi tempi considerevoli aumenti. Dal ministero fanno sapere che l’ispezione non avrebbe nulla a che fare con la prevista cessione delle quote SE da parte di Enel, una dichiarazione che lascia perlomeno qualche dubbio.

Slovenské Elektrárne aveva diramato mercoledì una dichiarazione ufficiale riguardo al controllo: «Attraverso i suoi rappresentanti nel Consiglio di amministrazione e nel Consiglio di sorveglianza della società, e nella sua qualità di azionista di minoranza, lo Stato ha già pieni poteri di sovrintendere la gestione e accedere a documenti e conti della società, inclusa la relazione dettagliata sullo stato del completamento della costruzione delle unità 3 e 4 della centrale nucleare [di Mochovce]. Tuttavia, Slovenské elektrárne è pronta a fornire ulteriore cooperazione nel caso in cui la Corte dei Conti della Repubblica Slovaccca (NKU) deciderà di eseguire un audit interno».

Allo stato attuale, secondo le informazioni pubbliche disponibili, i due nuovi reattori della centrale nucleare di Mochovce dovrebbero entrare in funzione uno alla fine di quest’anno e uno l’anno prossimo, ma ci sono voci di ulteriori dilazioni. Secondo i piani originali, i due blocchi dovevano iniziare ad operare nel 2012 e 2013. Nel  frattempo i costi sono aumentati di circa 1 miliardo, somma versata quest’anno dai soci (Enel al 66% e lo Stato al 34%), portando la somma totale a 3,8 miliardi di euro. Un totale che potrebbe non essere definitivo. In passato SE ha più volte sostenuto che i ritardi, e i maggiori costi, sono in particolare dovuti alle nuove e più efficienti misure di sicurezza implementate nella centrale dopo l’incidente giapponese di Fukushima.

Due giorni fa il deputato indipendente dell’opposizione Jozef Kollar ha affermato durante la discussione in Parlamento di forti sospetti che Enel avrebbe dirottato alla società madre in Italia ingenti somme dalle casse di SE prima della vendita. Una accusa che la società nega con forza con una dichiarazione inviataci dalla portavoce di SE Jana Burdova che dice:

«Enel e Slovenské Elektrárne respingono fermamente tale affermazione, come del tutto infondata. Secondo il sistema di corporate governance che è in atto in Slovenské Elektrárne, le operazioni importanti di Slovenské Elektrárne, tra cui i contratti rilevanti con parti correlate e il piano di investimenti, devono essere approvate da entrambi gli azionisti o da loro rappresentanti [operazione quindi soggetta al veto da parte del governo slovacco come azionista di minoranza]. I conti della società, i libri sociale e le altre scritture sono regolarmente controllate da una, società globale di revisione. (Una portavoce del Gruppo Enel)».

(Red)

Foto nrsr.sk

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