Erasmus e il tocco di Cupido. Uno studente su tre fa coppia all’estero

Tra chi ha avuto esperienze di studio all’estero la disoccupazione è inferiore del 23%. Non solo. Molti trovano anche l’amore. Vassiliou: “Integrazione europea passa anche da relazioni affettive sempre più transnazionali”

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Il Commissario per l’Istruzione e la cultura Androulla Vassiliou, nel presentare i risultati di “Erasmus Impact Study” non ha dubbi: “Il progetto aumenta le possibilità di trovare un’occupazione al termine degli studi”. Ma non è questo l’unico aspetto che emerge dall’indagine. Dal 1987, anno di nascita del progetto, “sono nati circa un milione di bambini figli di coppie Erasmus”. Insomma secondo la Commissione siamo davanti a un’integrazione europea che passa anche per le relazioni affettive, “sempre più transnazionali grazie all’Erasmus”.

Il 33% di ex studenti Erasmus ha un partner di un’altra nazionalità, contro il 13% di coloro che non hanno partecipato al Programma. In più, il 27% degli studenti Erasmus, più di uno su quattro, ha incontrato il proprio attuale partner durante il periodo di studio all’estero. Su questa linea, rispetto a chi durante gli studi è rimasto nel proprio paese, il doppio degli ex studenti Erasmus cambia almeno una volta paese di residenza dopo la laurea. Cosi come il 93% di chi ha svolto il Programma prende in considerazione l’idea di vivere all’estero in futuro, contro il 73 di coloro che hanno studiato solo nel proprio paese.

In tempi in cui i “livelli di disoccupazione giovanile sono inaccettabili”, come dice la stessa Vassiliou, balzano all’occhio i dati che dicono quanto l’Erasmus incida su prospettive occupazionali e sviluppo di competenze dei partecipanti, mettendoli a confronto con i giovani che non hanno invece preso parte a progetti europei di mobilità.

I programma europeo di scambio per eccellenza, che permette di studiare o svolgere tirocini all’estero, non solo influenza l’acquisizione di conoscenze in discipline specifiche, ma “migliora quelle competenze trasversali più ricercate dai datori di lavoro”. Per questo, prosegue Vassiliou, “gli studenti che hanno fatto l’Erasmus se la cavano meglio sul mercato del lavoro rispetto a chi non vi ha partecipato”.

Secondo lo studio il 92% dei datori di lavoro ricerca maggiormente tra i giovani candidati alcuni dei tratti che l’Erasmus potenzia, come “problem solving, fiducia in se stessi, curiosità e tolleranza”. Oltre a questo, “a più di un giovane su tre che svolge un tirocinio Erasmus viene chiesto di restare”. A cinque anni dal conseguimento della laurea, il tasso di disoccupazione è minore del 23% per coloro che hanno studiato o svolto stage all’estero.

Un altro studio parallelo ha rivelato come il programma di scambio abbia inciso positivamente anche sulla partecipazione al voto dei giovani alle elezioni europee, sviluppando, dichiara soddisfatta Vassiliou, “un più forte senso di identità europea, e un modo più attivo di vivere la propria cittadinanza comunitaria”.

A chi fa notare la possibile presenza di tagli al programma Erasmus nel progetto di bilancio Ue del 2015 , il Commissario risponde che proprio su questo argomento due mesi fa ha inviato una lettera ai ministri dell’istruzione dei paesi membri perché “facessero pressione” all’interno del proprio governo e sui ministri delle finanze per evitare che fossero previsti tagli da parte dei 28 membri, in sede di approvazione del bilancio comunitario, agli “stanziamenti della Commissione” per i programmi di mobilita giovanile.

Dal 2014 il tradizionale progetto di scambio ha trovato la sua evoluzione nel nuovo Erasmus+, che a detta della Commissione, prevede una maggiore inclusione per favorire la partecipazione anche di “chi parte da una situazione sfavorevole, come disabili, o giovani che provengono da zone remote”.

(Giuseppe Vargas, via EUnews.it)

Foto tmarsee530 

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