L’addio di Rasmussen alla Nato: la Russia responsabile di un ritorno alla Guerra fredda

Anders Fogh Rasmussen

Il 15 settembre, nel suo ultimo discorso da Segretario Generale della NATO a Bruxelles, Anders Fogh Rasmussen ha rispolverato un vocabolario tipico del confronto bipolare tra Occidente e Russia, additando quest’ultima come unica responsabile dell’escalation militare in Ucraina, la sola ad aver “calpestato tutte le leggi e gli impegni che hanno preservato la pace in Europa e oltre sin dalla fine della Guerra Fredda”. La sola che – nonostante la legittimità della tesi secondo cui il consolidarsi dei legami tra UE e Ucraina abbia messo sul chi-va-là il Cremlino – ha deliberatamente violato il diritto internazionale, applicando una nuova politica interventista nei confronti di un Paese terzo.

La denuncia contro la Russia non è però rimasta circoscritta alla sola Ucraina, abbracciando la politica russa in Europa orientale nel suo insieme, denunciandone le pressioni economiche e militari volte a “fabbricare conflitti e ridurre l’indipendenza dei propri vicini”. In contrapposizione a tale politica, il Segretario Generale ha contrapposto la politica di pacificazione del continente europeo tramite la progressiva espansione della membership di UE e NATO, facendo un esplicito riferimento al Montenegro (che ha ottenuto nel 2008 l’indipendenza dalla Serbia, uno dei più fedeli amici di Mosca in Europa).

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