Cornamuse e allarmi europei

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Ora che gli scozzesi hanno espresso a maggioranza il desiderio di restare nel Regno Unito e di farsi ancora chiamare “britannici”, confesso – con timore e tremore – di aver sperato in un risultato diverso. Con timore e tremore perché ammetto di essere un anglofilo convinto e mai pentito, di amare lingua e cultura inglesi, di sognare che qualche pallido riflesso di Oxford e Cambridge possa un giorno riverberarsi sui nostri atenei.

Eppure, con molti tormenti, auspicavo in cuor mio che la Scozia scegliesse una strada diversa non tanto per danneggiare Sua Maestà, quanto per dare finalmente uno scossone salutare a quel pachiderma che si chiama Unione Europea (e che alcuni si ostinano a confondere con l’Europa in quanto tale).

Ebbene sì. Non ho alcuna simpatia per le “piccole patrie” né per movimenti come la nostra Lega e altri partiti indipendentisti che più o meno le assomigliano. Ritengo che l’ideale europeo conservi tuttora una validità indiscussa, ovviamente pensando a quello che avevano in mente i padri fondatori. E credo che nel mondo attuale sia meglio unirsi piuttosto che dividersi.

Prosegui la lettura dell’articolo di Michele Marsonet su LSblog.it.

Foto Stéphane Goldstein@Flickr

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