Ex-cortina: Vienna, Bratislava e il rombo dell’Europa centrale

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La Vienna della guerra fredda è ricordata come una città decadente, abbastanza noiosa. Fu condannata a una neutralità impotente, scontò una continua erosione demografica e risultò penalizzata dalla geografia: il cuore pulsante dell’Europa all’americana era lontano e l’est comunista molto vicino, per quanto inaccessibile. A sessanta chilometri c’era Bratislava. La preannunciavano i grandi blocchi edilizi del quartiere Petrzalka.

A suo modo anche Bratislava visse durante la guerra fredda una stagione analoga a quella viennese. Fu una periferia dell’est incupita e anonima, schiacciata dal peso di Praga, dove al tempo della Cecoslovacchia si decideva tutto.

La caduta del Muro di Berlino e la fine della guerra fredda hanno rivoluzionato il quadro. Vienna e Bratislava, divenuta nel 1993 capitale della neonata Slovacchia, sono state trascinate sull’asse mediano dell’Europa e, sgravate da oneri e fardelli della contrapposizione ideologica, hanno iniziato a ripensare se stesse, oltre che il rapporto tra di loro.

Continua a leggere l’articolo di Matteo Tacconi su Rassegna Est.

Foto JF10@Flickr

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