Commissione Juncker, più potere ai Vicepresidenti

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Mercoledì scorso Jean-Claude Juncker ha presentato in conferenza stampa i nomi e i portafogli della sua Commissione, a netta maggioranza popolare. Il Partito Socialista Europeo (PSE) ha infatti ottenuto, grazie ai suoi 197 seggi in Parlamento, 8 Commissari, mentre i liberali dell’ALDE, che di seggi ne hanno 67, ne hanno ottenuti 5. L’europarlamentare Patrizia Toia (PD) ha lamentato la scarsa capacità del PSE di agire in maniera unitaria, criticando in particolare la scelta del premier danese Helle Thorning Schimdt di nominare una liberale, Margrethe Vestager, alla concorrenza.

La Commissione ha dunque un’anima e una maggioranza chiaramente popolare, e questa politicizzazione può anche essere positiva. Ma più che con i nomi, la svolta sembra essere stata data con il metodo di lavoro. Juncker avrà infatti 7 Vice Presidenti, cioè 6 più l’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Federica Mogherini, che lo è di diritto. Frans Timmermans (ex Ministro degli Esteri olandese, socialista), è stato definito Primo Vice Presidente e sarà , nelle parole dello stesso Juncker, il suo braccio destro, responsabile anche per le relazioni della Commissione con le altre istituzioni UE.  Gli altri Vice saranno responsabili ciascuno di un “project team”, un gruppo di lavoro composto da altri Commissari con un preciso obiettivo prioritario da raggiungere. I gruppi di lavoro sono 4:

Una nuova spinta per l’occupazione, la crescita e gli investimenti. Nelle mani di Jyrki Katainen (PPE, ex Primo Ministro finlandese), questo gruppo ha come obiettivo una maggiore competitività dell’Unione Europea (obiettivo condivisibile, ma su come raggiungerlo ci sono profonde divisioni tra i 28) e dovrà gestire e coordinare il piano da 300 miliardi di investimenti – sia pubblici che privati – che saranno stanziati per i prossimi tre anni e che erano stati annunciati da Juncker in campagna elettorale. Coordina 8 Commissari, tra cui il francese Pierre Moscovici, alla guida degli affari economici.

Un mercato unico digitale. Coordinato da Andrus Ansip (ALDE, Estonia), questo gruppo è rivolto alle tecnologie digitali, al copyright e alla legislazione sulla protezione dei dati, argomento sensibile dopo le rivelazioni di Edward Snowden e i contrasti tra Germania e Stati Uniti. Coordina 7 Commissari, tra cui il tedesco Oettinger (economia digitale e società).

Un’unione energetica resiliente, con una politica per il cambiamento climatico che guardi al futuro. Il gruppo sarà coordinato da Alenka Bratušek (ALDE, Slovenia), Vice Presidente per l’unione energetica, si occuperà di energia, tema attuale sia in termini di politica energetica interna che di sicurezza energetica. L’integrazione dei mercati dell’energia in ottica di maggiore sicurezza degli approvvigionamenti è una battaglia che aveva iniziato Jacques Delors e che negli ultimi anni è stata portata avanti soprattutto dalla Polonia, tramite l’ex Presidente del Parlamento Jerzy Buzek. Oggi, con un polacco alla Presidenza del Consiglio Europeo (Donald Tusk) e con un Vice Presidente dedicato, l’energia guadagna maggiore centralità.

Un’unione monetaria più approfondita e più giusta. Nelle mani di Valdis Dombrovskis (PPE, Lettonia) questo gruppo coordinerà 9 Commissari e avrà l’ambizioso obiettivo di continuare il processo di riforma dell’integrazione monetaria per garantire la stabilità dell’euro. In concreto, supervisionerà le politiche di coordinamento economico previste dal Semestre Europeo. Il ruolo di Vice Presidente per l’euro e il dialogo sociale, assegnato a Dombrovskis, potrebbe essere un primo passo per una maggiore integrazione dell’area euro.

Ma il vero cambiamento non è nella struttura, o nei raggruppamenti. È in un dettaglio che aumenta di molto l’importanza e il ruolo dei Vice Presidenti, che eserciteranno un ruolo di filtro. Ovvero, la Commissione non inserirà nel proprio programma o nell’agenda alcuna proposta che non abbia ricevuto il supporto del Vice Presidente competente. Particolare attenzione sarà prestata all’opinione del Primo Vice Presidente, che però non potrà logicamente seguire nel dettaglio tutte le proposte. In sostanza, l’iniziativa di un Commissario può non arrivare mai ad essere discussa e approvata se non supera questo primo ostacolo.

(Andrea Sorbello, via rivistaeuropae.eu)

Foto Opendemocracy@Flickr, Elabor. B. Slovacchia

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