Referendum Scozia: Regno dis-Unito?

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L’intensità della partecipazione popolare al referendum sull’indipendenza scozzese è mostrata dalla percentuale di persone che si è iscritta alle liste per partecipare al voto: il 97%. Il già caldo dibattito è diventato scottante il 7 settembre, quando un sondaggio ha mostrato il sorpasso degli indipendentisti sul fronte degli unionisti.

Il potere politico a Westminster si è finalmente svegliato: il rischio che il vecchio, glorioso Regno Unito potesse sciogliersi da un giorno all’altro è diventato improvvisamente una minaccia immensa. Per Lord Robertson, scozzese, laburista, ex- segretario generale della Nato, sarebbe un ‘cataclisma’.

Se Salmond polverizza le previsioni di Cameron

Due fattori contingenti hanno prodotto questa situazione. Nel 2011 il Partito nazionale scozzese (Snp) ha ottenuto la maggioranza assoluta nelle elezioni al Parlamento scozzese.

Il sistema elettorale misto inventato nell’occasione della rinascita di questo parlamento nel 1999 avrebbe dovuto rendere impossibile un risultato del genere. Il trionfo del leader nazionalista Alex Salmond, che si è impegnato formalmente nella campagna elettorale ad indire un referendum sull’indipendenza, ha invece reso quasi inevitabile la prova che ora incombe.

Ma nel sottoporre a Londra la sua richiesta formale di consultazione popolare, Salmond aveva lasciato aperta la possibilità di una terza opzione oltre il secco ‘si’ o ‘no’, cioè una radicale spinta verso la devolution dei poteri dello stato di Westminster a favore della Scozia. Il primo ministro inglese David Cameron ha però respinto questa ‘terza via’, convinto che il ‘no’ avrebbe trionfato facilmente e la presunzione scozzese sarebbe stata umiliata dagli elettori. La campagna di Salmond, il più abile operatore politico del Regno, ha invece polverizzato questa illusione.

Leggi l’articolo di David Ellwood su Affarinternazionali.it.

Leggi anche sullo stesso sito Bruxelles e il divorzio alla scozzese.

Foto Stéphane Goldstein@Flickr

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