Commemorato ieri l’Olocausto in Slovacchia. Furono 71mila le vittime delle leggi razziali

Auschwitz, olocausto

Il 9 settembre 1941 entrò in vigore in Slovacchia il cosiddetto “codice ebraico”, che portò alla spoliazione degli ebrei slovacchi dei diritti civili e delle proprietà. Tutti gli ebrei di età superiore ai sei anni dovettero applicare una stella gialla sui loro abiti. Questa legge, emanata dalla dirigenza della “prima” Repubblica Slovacca, forma statuale indipendente sotto l’influenza tedesca che durò dal 1939 al 1945, permise successivamente la deportazione di circa 71.000 ebrei nei campi di concentramento negli anni 1942 e 1944.

Il Parlamento nel 2001 ha dichiarato il 9 settembre “Giornata delle vittime dell’Olocausto e della violenza razziale”, unendo all’orrore del genocidio degli ebrei anche un invito a lottare contro ogni forma di razzismo, intolleranza, xenofobia, oppressione e discriminazione.

Ieri 9 settembre 2014 le autorità slovacche hanno commemorato le vittime dell’Olocausto deponendo corone di fiori presso il memoriale ad esse dedicato nella capitale Bratislava, nella piazza Rybne namestie, dove un tempo sorgeva una sinagoga.

ebrei di Poprad inviati ad Auschwitz (1942) (foto_englishrussia.com)

Foto: treno di ebrei slovacchi per Auschwitz (Poprad 1942) (foto_englishrussia.com)

Il Premier Robert Fico ha sottolineato nel suo discorso che «l’Olocausto in nome di ideali folli è un peccato e una vergogna eterna per coloro che vi hanno avuto parte», oltre che un monito per il futuro. È necessario conservare la memoria storica sulla Shoa, e provvedere all’educazione delle giovani generazioni sui fatti che vi hanno condotto, per un apprendimento sistematico e veritiero «della disumanità di coloro le cui menti e cuori furono oscurati dalla visione folle e malata di benessere personale alle spese della sofferenza altrui».

Fico ha ricordato che il Ministero dell’Istruzione ha diffuso nuovo materiale aggiuntivo ai libri di testo sulla cosiddetta questione ebraica in Slovacchia tra il 1938 e il 1945, e ha sottolineato il ruolo del Ministero della Cultura nella ricostruzione del Museo dell’Olocausto presso l’ex campo di lavoro e concentramento di Sered (nella regione di Trnava).

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La cerimonia ieri a Bratislava. Foto governo slovacco – vlada.gov.sk

Il Presidente Andrej Kiska, presente alla manifestazione, ha scritto sul suo sito web che è dovere di tutte le persone con una coscienza ricordare gli orrori dell’Olocausto, in particolare in questi tempi in cui «sono in aumento espressioni di neo-nazismo e odio razziale».

Il Ministero degli Affari esteri ed Europei ha scritto in una nota che la memoria delle vittime dell’Olocausto «rappresenta un appello urgente anche in questi giorni in cui in varie parti del mondo i diritti umani sono gravemente violati a causa di una discriminazione basata su razza, religione o etnia». L’insegnamento che proviene da quegli eventi è ancora oggi rilevante, si legge: l’Olocausto non prese avvio con le camere a gas, ma con dichiarazioni su «parassiti sul corpo della nazione che devono essere eliminati». Dichiarazioni simili si possono sentire ancora oggi. Gli accadimenti di 70 anni fa dovrebbero «servire da avvertimento su dove puà portare una tale retorica infarcita di razzismo e odio».

Lucia Kollárová, portavoce della Federazione delle comunità ebraiche in Slovacchia, ha detto, scrive Sita, che i tragici eventi dell’Olocausto hanno lasciato nella società diversi problemi sociali ed etici. Se da un lato ci sono forze che cercano di analizzare quello che è successo, trovarne le ragioni e mantenere viva la memoria di milioni di vittime, dall’altro ci sono forze non indifferenti «che cercano di relativizzare, mettere in dubbio o addirittura negare certi eventi». Molto spesso chi si rese responsabile del genocidio e di attività definite ‘crimine dell’umanità’ da parte dei giudici, viene lodato. I membri della comunità ebraica considerano tali celebrazioni un’offesa alle vittime dell’Olocausto, ha detto Kollárová.

(La Redazione)

 

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