Mogherini Mrs. PESC: può cambiare davvero la politica estera europea?

mogherini_(@Italia2014.eu)

Al Consiglio Europeo straordinario del 30 agosto il Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini è stata scelta per ricoprire l’incarico di capo della Diplomazia europea. Succedendo ufficialmente dal 1° novembre a Catherine Ashton, la titolare della Farnesina è riuscita a vincere anche lo scetticismo di alcuni Paesi del Centro e dell’Est Europa che ne giudicavano la mancanza di esperienza e la presunta vicinanza alla Russia e che per questo erano maggiormente favorevoli ad una figura come il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, o ancora come l’attuale Commissario alla Cooperazione Internazionale, gli Aiuti Umanitari e la Risposta alle Crisi, la bulgara Kristalina Georgieva. Al di là della persona prescelta, la nomina di “Mrs. PESC” può davvero essere decisiva per il futuro della proiezione esterna dell’UE?

Dopo l’istituzione, nel 1999, dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Comune, con il Trattato di Lisbona del 2009 e la creazione dello European External Action Service (EEAS), si prospettava una maggior coerenza e unità d’azione tra gli Stati membri con l’Alto Rappresentante che peraltro veniva investito formalmente del diritto di iniziativa. Questo diritto, tuttavia, è stato diluito attraverso la possibilità degli Stati e della Commissione di influenzare e modificare l’agenda-setting, tanto che nessuna istituzione europea detiene ad oggi un monopolio della Politica Estera di Sicurezza Comune (PESC) [1], né è possibile asserire che vi sia un controllo ex-ante o ex-post dell’azione dell’EEAS da parte del Parlamento Europeo, che rimane sostanzialmente estraneo alla formulazione della politica estera in Europa: l’accountability dell’EEAS e la possibilità di valutazione delle politiche intraprese da parte del Parlamento rimangono – e rimarranno – marginali, fintanto che la PESC avrà nell’intergovernamentalismo il cardine della sua azione [2].

Se si esclude l’attivismo “storico” europeo in Ucraina, frutto di una Politica di Vicinato che rimane una priorità strategica per l’Unione e nel quale ancora permangono diversi distinguo tra i vari Stati membri sull’approccio da tenere nei confronti del nuovo governo di Kiev, [3] la situazione in altri scenari è ben diversa.

Prosegui la lettura dell’articolo di Davide Vittori su Bloglobal.net.

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