Italia.it: il portale del turismo a rischio chiusura

Costato 22 milioni di euro, il portale per promuovere il turismo italiano non paga la redazione e rischia lo stop. Proprio a pochi mesi dall’avvio di Expo2015 e senza aver sviluppato le versioni in russo e cinese

Italia-it

Non c’è pace per Italia.it. Il portale del turismo italiano patrocinato dal governo italiano starebbe per fermare i motori. L’attesa evoluzione verso gli internauti russi e cinesi non arriva, non si capisce chi lo comanda, e la redazione, che non viene pagata da mesi, è pronta a incrociare le braccia. Giusto a pochi mesi dall’avvio di Expo2015 che l’anno prossimo dovrebbe attirare milioni di visitatori in Italia.

Dopo averci buttato milioni di euro, il portalone, senza promozione e risorse, sembra destinato a chiudere. E dire che nell’ultimo anno aveva ricominciato a macinare numeri, soprattutto su Facebook dove ancora tiene testa ai competitor più ricchi che sulla promozione social hanno investito soldi e risorse. Il livello di “coinvolgimento” della comunità FB è molto alto (il famoso TAT, Talking about this è di circa il 40%, superiore alla maggior parte delle altre pagine europee), e i suoi utenti usano la pagina per commentare con foto e narrazioni i post in italiano e in inglese della redazione che se ne occupa.

Italia.it fa bella mostra dei materiali che offre sul sito anche su Twitter, Youtube e Google+, con video e post che sembrano finalmente giustificare la sua missione che è quella di promuovere l’Italia come meta turistica. All’interno del sito ci sono poi molte pagine utili per i potenziali visitatori del Belpaese (app turistiche, ambasciate, consigli di viaggio), video accattivanti e una lunga teoria di località marittime, montane e lacustri dove soggiornare, tutti i 50 siti Unesco di cui l’Italia va fiera nel mondo e la descrizione delle maggiori città d’arte italiane. Non mancano consigli di cucina e le ricette per preparare i migliori piatti regionali come pure i marchi del made in Italy raccontati per luogo di produzione, esposizioni museali, storia e tradizioni, come nel caso della Vespa e della Ferrari.

Ma allora perché non va?

Continua a leggere l’articolo su Wired.it.

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