Ucraina, una tregua per ricaricare le armi

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Una telefonata tra il Presidente ucraino Poroshenko e quello russo Putin ha sancito una tregua delle ostilità nella regione ucraina del Donbass. Era stata definita dal sito istituzionale della Presidenza ucraina un “cessate il fuoco permanente”, poi derubricato a “cessate il fuoco”, ma intanto le ostilità sembrano essersi calmate: un segnale positivo rispetto ai giorni scorsi. Nella conversazione Putin avrebbe posto le sue condizioni per una pace duratura: ritiro delle truppe ucraine dal sud-est, cessazione delle azioni militari di entrambe le parti, esclusione dell’uso dell’aviazione contro i civili, controllo internazionale del cessate il fuoco, scambio dei prigionieri, corridoi umanitari per i rifugiati. Il Premier di Kiev, Yatseniuk, polemicamente rispetto all’apertura da parte del Presidente Poroshenko, ha proposto la creazione di un muro che divida l’Ucraina dalla Russia: un’uscita che sa tanto di boutade.

Ma la pace resta molto distante

Ma a questo punto ci si deve chiedere se si sia finalmente ad una svolta, di fronte alla reale possibilità di una risoluzione del conflitto. I mercati finanziari hanno reagito molto positivamente alla notizia, forse sperando in ciò, e molti politici hanno salutato con sollievo la tregua; ma difficilmente cambierà qualcosa a breve termine.

L’Ucraina, dopo aver riconquistato una vasta area ed aver spinto i separatisti ad arroccarsi in alcune roccaforti, tra le quali Donetsk, è stata colta impreparata dalla forza e dalla precisione della controffensiva. Difficile non riconoscere l’intervento russo senza il quale sarebbe stato impensabile un’avanzata così repentina e l’apertura di un nuovo fronte in una zona costiera che da varie settimane sembrava saldamente nelle mani dei governativi. Appare quindi probabile che Kiev miri a riorganizzarsi, mentre i separatisti, per i quali ormai Putin sembra fare da portavoce, puntino a ricevere supporto da Mosca, sotto forma di mezzi, tecnologia militare, uomini senza insegne ufficiali. Insomma tutto riprenderà come prima, se non in modo più cruento di prima.

Il nuovo fronte, connessione con la Crimea o si tratta di altro?

Le immagini mostrate dalla NATO, sulle quali il Cremlino ha ironizzato, fanno sì parte della guerra mediatica, ma è difficile non considerarle attendibili. Putin sembra quindi aver puntato innanzitutto a rifornire abbondantemente i separatisti con materiale bellico di altissima tecnologia unitamente a chi questa tecnologia la sa utilizzare: gli strumenti di Kiev sono sembrati tremendamente obsoleti rispetto a quanto visto in possesso dagli antigovernativi. Inoltre numerosi soldati senza insegne, ma chiaramente inquadrate nei ranghi militari russi così come avvenuto in Crimea, hanno supportato i separatisti ed hanno spinto per l’apertura di un fronte sulla costa, nei pressi della città di Mariupol. Ciò fa sorgere delle nuove prospettive. Che l’obiettivo sia di creare una zona esclusa dal controllo di Kiev che unisca la Russia con la Crimea via terra? O che invece si punti a zone ben più distanti, e quindi la città di Odessa e magari a creare un’unica zona sottoposta a Mosca che comprenda la fascia che dal confine russo giunge sino alla Transnistria? Fantapolitica, ma abbiamo compreso che in questo momento nulla è impossibile.

A Kiev in due settimane

Durante un’accesa conversazione tra il Presidente della Commissione Europea Barroso e Putin sembra che quest’ultimo abbia detto che se volesse potrebbe arrivare con le truppe a Kiev in massimo due settimane. Con molta probabilità queste parole sono state estrapolate dal contesto ma rappresentano bene le differenze tra l’esercito ucraino e quello russo. Gli stati orientali dell’Unione Europea, Polonia e Paesi baltici in primis, ne sono consapevoli e sanno che qualora la situazione degenerasse potrebbero essere loro ad essere minacciati. Le sanzioni, che saranno inasprite a breve, non sono per loro più sufficienti e spingono affinché la NATO inizi a far sentire la propria voce. Così si può comprendere l’importanza del vertice dell’Alleanza Atlantica in Galles e della creazione di una Forza di intervento rapido composta da circa 4000 uomini capace in meno di due giorni di essere dislocata ovunque. Il riferimento è chiaramente all’Ucraina, ma è più elegante non dirlo! Intanto hanno inizio le esercitazioni NATO che si svolgeranno a cavallo tra Germania, Polonia e Paesi baltici (l’Italia parteciperà coi parà della Folgore), in attesa dell’esercitazione che avrà luogo proprio in Ucraina occidentale dal 15 al 26 di settembre, dove parteciperanno 15 paesi, tra cui anche stati che non sono parte dell’Alleanza Atlantica, quali Azerbaijan, Georgia, Moldova  (l’Italia non ha al momento aderito): se sia benzina sul fuoco o un modo per convincere la Russia a non proseguire con la sua politica è presto per dirlo.

La situazione interna dell’Ucraina

I problemi economici ucraini si stanno dimostrando più complessi del previsto, anche a causa del protrarsi delle manovre militari. Le ultime stime sul Pil mostrano una possibile flessione del 6,5%, l’inflazione attorno al 20% su base annua, il tasso di cambio a circa 17 Hrivna per un euro, ben distante dalle 11 Hrivna di gennaio. Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato che i 17 miliardi di dollari prestati attraverso il piano di salvataggio potrebbero non essere sufficienti e sta studiando eventuali azioni da mettere in campo. In tutto ciò anche il gas, adesso che si avvicina la stagione fredda, sembra essere un problema e si sono già verificate alcune interruzioni di energia. Sempre per lo stesso motivo sono partite le prime forniture di gas dalla Slovacchia attraverso il reverse flow, e cioè utilizzando in senso inverso lo stesso gasdotto che solitamente porta gas dalla Russia all’Europa attraverso l’Ucraina.

In tutto ciò si inserisce la campagna elettorale per ottenere un posto in Parlamento. Il Presidente Poroshenko ha sciolto il Parlamento, ed ha indetto elezioni anticipate per il 26 ottobre. In occasione della campagna elettorale per le presidenziali di fine maggio la Russia ed i separatisti fecero di tutto per far fallire la consultazione, e non ci sono motivi che portino a pensare che sarà diverso per queste nuove elezioni.

Non sembra quindi che la tregua annunciata sia la svolta della situazione; appare invece come una semplice sosta prima della ripresa delle ostilità. Purtroppo l’Ucraina resterà sulle prime pagine ancora a lungo. Di questo possiamo star certi.

(Pietro Rizzi, via EastJournal.net)

Foto Sasha Maksymenko@Flickr

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