Gas: avviato ieri il reverse-flow tra Slovacchia e Ucraina

fico-gas-ucraina-vojany_(foto_vlada.gov.sk)

È stato inaugurato ieri solennemente alla presenza del Primo ministro slovacco Robert Fico e del suo omologo ucraino Arseniy Yatsenyuk il flusso inverso di gas dalla Slovacchia attraverso il gasdotto inutilizzato di Vojany verso l’Ucraina, direzione Uzhorod. La cerimonia simbolica di apertura della valvola del gas è avvenuta presso la stazione di compressione di Veľké Kapušany, sul confine slovacco-ucraino, alla presenza di Klaus-Dieter Borchardt, direttore del Mercato interno dell’energia della Direzione generale Energia della Commissione europea. Il progetto di ‘reverse flow’ dalla Slovacchia era stato infatti fortemente spinto dalla Commissione Europea, che in aprile aveva sovrinteso a un memorandum tra Bratislava e Kiev per renderlo possibile nei tempi più brevi possibile.

I lavori per la trasmissione del gas in direzione inversa (fino ad ora il gas passava il confine tra i due paesi soltanto verso Ovest) hanno impegnato per alcuni mesi il gestore slovacco della rete di trasmissione del gas Eustream, che ha provveduto al rinnovamento della condotta e alla messa a nuovo delle stazioni di pompaggio, un progetto che è costato alla società un investimento di circa 20 milioni di euro.

Per il momento, il gas fornito all’Ucraina attraverso il flusso inverso è limitato, circa 3 miliardi di metri cubi annui, una quantità poco più che simbolica per le necessità dell’utility ucraina Ukrtransgaz. Eustream stima che più avanti, da marzo 2015, l’interconnessione potrebbe fornire all’Ucraina a pieno regime 27 milioni di metri cubi al giorno su base continuativa, giungendo a 10 miliardi di mc/anno.

Fra poche settimane l’Ucraina si troverà a dover affrontare senza certezze sull’approvvigionamento energetico un inverno che in genere è lungo e freddo. La contesa apertasi con la russa Gazprom sui prezzi riservati a Kiev (aumentati a dismisura ad aprile) e il rifiuto di quest’ultima hanno portato al taglio delle forniture da Mosca, se non dietro pagamenti anticipati. La Russia aveva già attuato blocchi del gas in passato: si ricordano, solo negli ultimi dieci anni, gli inverni del 2006 e del 2009, e poi il giugno di quest’anno quando è scaduto l’ultimo degli ultimatum posto dal gigante energetico russo.

Secondo il Premier slovacco Fico, questa operazione ha notevole importanza non solo per i rapporti bilaterali tra Slovacchia e Ucraina, ma anche nell’intero contesto europeo, soprattutto in tempi difficili come questo. Il reverse flow dalla Slovacchia, unito alle forniture degli esistenti gasdotti da Ungheria e Polonia, potrebbe raggiungere nel medio termine circa 25 miliardi di metri cubi annui, una quantità secondo Yatsenyuk pari circa al 20% del fabbisogno del Paese, che darebbe un po’ di respiro alle necessità energetiche ucraine e contribuirà a rafforzare la sicurezza energetica del paese.

Fico ha anche avvisato il suo collega di Kiev, dicendo che un flusso inverso regolare sarà però possibile soltanto se le forniture per i consumatori slovacchi non sono in pericolo. Yatsenyuk ha ricordato all’UE che c’è necessitò di nuove regole in Europa che non consentano a paesi non UE di agire in regime di monopolio.

Il nuovo blocco russo deciso nell’estate non ha finora dato problemi ai paesi europei, che hanno ricevuto un flusso regolare di gas russo, ma ci si aspetta che con l’inverno alle porte l’Ucraina possa decidere di appropriarsi di certe quantità che transitano per il Paese. Una operazione che metterebbe a rischio l’intero programma di fornitura di Gazprom per i suoi clienti europei.

(La Redazione)

Foto governo slovacco – vlada.gov.sk

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