Un monumento alle 76 vittime dell’aereo precipitato nel lago di Zlaté Piesky

incid-aereo-zlatepiesky-1976_(foto bts.aero Aeroporto Stefanik)

Il 18 agosto scorso si è tenuta presso l’area ricreativa di Zlaté Piesky a Bratislava una commemorazione per l’incidente aereo del luglio 1976, quando un aeroplano della compagnia di bandiera ČSA perse quota e si schiantò proprio sul lago artificiale che costituisce la maggior area balneare della regione. In questa occasione, a 38 anni dalla tragedia che vite 76 vittime, si è provveduto all’inaugurazione di un monumento commemorativo. Si tratta del maggior incidente aero mai accaduto in Slovacchia.

Il monumento è nato da un’idea dell’Associazione storica di Ivanka, il villaggio presso il quale ha sede lo scalo aeroportuale di Bratislava, e per la realizzazione si è aperta una raccolta fondi. Tra i finanziatori anche l’Aeroporto internazionale M.R. Štefáník, dove il volo avrebbe dovuto atterrare. Il monumento mostra simbolicamente la parte del timone del velivolo, un Ilyushin-18 di produzione sovietica, che dopo lo schianto rimase sporgente dal livello del lago.

Il quadrimotore turboelica IL-18B, in servizio per la compagnia aerea cecoslovacca ČSA dal 1960, era partito dall’aeroporto Ruzyně di Praga alle 8:52 di mercoledì 28 luglio 1976 muovendo verso Bratislava, dove era previsto arrivare alle 9:35 in una soleggiata mattinata d’estate. Preso in carico dalla torre di controllo dello scalo slovacco, ai piloti venne indicata per l’atterraggio la pista 22.

Avvicinandosi alla pista, il velivolo sarebbe sceso troppo di quota ed era troppo veloce (pare che anziché i 270 km/h previsti, l’aereo avesse accelerato con la discesa fino a 435 km/h), e venne costretto a ripetere l’operazione. Proseguì però il tragitto oltre la pista a una quota molto bassa, pare circa 40 metri, e la forte frenata avrebbe provocato, a causa della lenta rotazione delle eliche, lo spegnimento automatico del motore numero 3, quello sull’ala destra vicino alla carlinga. Nel tentativo di riprendere quota il co-pilota avrebbe inavvertitamente spento il motore 4, commettendo un grave errore. L’aereo aveva dunque entrambi i due motori sul lato destro non funzionanti.

Gli ultimi 100 secondi del volo ČSA 001 (wikipedia) – clicca per zoomare

Durante queste operazioni, il velivolo sarebbe stato sotto quota rispetto al sentiero di discesa, e i piloti hanno dovuto dare maggiore potenza agli altri due motori per dare più spinta al mezzo e un’altitudine sufficiente per la discesa del carrello. Nonostante la torre di controllo abbia suggerito di virare a sinistra, l’aero piegò invece sulla destra, e il tentativo dell’equipaggio di riaccendere il motore numero 4 fece perdere ancora più velocità al velivolo che si inclinò ancor più di quanto non fosse, e alle 9:37 e 30 secondi precipitò nel lago di Zlaté Piesky. All’impatto con l’acqua le ali si sono staccate, e la fusoliera si è spezzata in due parti. Mentre la parte anteriore finì sul fondo (il lago è profondo fino a 30 metri), il posteriore rimase per un po’ in galleggiamento, con la coda sopra la superficie.

Erano a bordo 69 passeggeri paganti, 4 dipendenti della compagnia aerea che tornavano a casa in Slovacchia, e 4 membri dell’equipaggio inclusi i due piloti. In totale 79 persone. Solo tre persone, tutti passeggeri, ne uscirono vivi.

I soccorsi . Fonte geocaching.com

I soccorsi si attivarono quasi immediatamente. Numerosi passeggeri erano feriti, e seppur vivi non potevano lasciare il velivolo perché la porta era incastrata sotto la superficie. Il loro clamore richiamò i soccorritori che riuscirono a creare un foro nella fusoliera, dal quale uscirono quattro passeggeri, e presumibilmente altri due riuscirono ad uscire dalle parti sommerse. Le informazioni non sono tutte concordanti su questo. Si ritiene che siano sopravvissuti 3 passeggeri, due cecoslovacchi e un francese, mentre gli altri sarebbero morti in seguito alle ferite.

Oltre tre ore dopo lo schianto, alle 15:20, anche la parte posteriore dell’aereo scivolò sul fondo del lago. I lavori di recupero del relitto e di tutti i resti durarono i successivi otto giorni.

La coda dell’aereo riportata a riva . Fonte geocaching.com

Le indagini, che usarono anche i dati raccolti dalla scatola nera, hanno identificato come causa principale dell’incidente la violazione delle disposizioni del manuale operativo, e diversi errori nell’approccio all’atterraggio da parte dei piloti, che oltre ad altre mancanze hanno dato, secondo gli investigatori del tempo, il colpo di grazia al velivolo quando hanno tentato di riaccendere il motore 4 nonostante la bassa velocità e la bassa quota.

Una cosa che l’indagine ufficiale ha sempre nascosto, ed il segreto è durato a lungo, è il fatto che la gran parte dei passeggeri sia morta in realtà per annegamento, e non a causa dell’impatto.

Uno dei soli tre passeggeri sopravvissuti, Jaromir Kratochvil, raccontò in occasione del trentesimo anniversario della tragedia che 20 minuti dopo la partenza un motore prese fuoco, e si proseguì il volo con i restanti tre motori. A suo dire, il capitano chiese di poter fare un atterraggio di emergenza a Brno, ma pare che vi fosse presente in quel momento una delegazione vietnamita e le autorità cecoslovacche decisero che non era il caso di fare una brutta figura con i delegati di Hanoi. Pare che lo scalo di Vienna abbia offerto di poter atterrare, ma anche in questo caso i comunisti negarono il permesso per questioni di prestigio. Non restò dunque che proseguire il viaggio verso Bratislava, dove successe quel che successe. In realtà, la versione di Kratochvil non spiega come un passeggero potesse conoscere tutti quei dettagli che presumibilmente erano a conoscenza, se davvero successi, solo di chi si trovava nella cabina di pilotaggio. Se poi davvero un motore si fosse incendiato dopo 20 minuti, la cosa più logica, dicono gli esperti, sarebbe stata ritornare all’aeroporto di partenza.

(La Redazione, Fonte bts.aero, Pravda, Wikipedia)

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