Ricominciare a 50 anni

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Sì, si può. Ricominciare, mettersi in gioco a un’età in cui  – a 45-50 anni – scattano le immagini da pensione, anche se può apparire velleitario, è possibile e spesso necessario, prima di sentirsi sballottati come turaccioli nel mare in tempesta. Programmare un cambiamento è sempre meglio che subirlo, prevenirlo è sempre meglio che doversi difendere in affanno.

Quando infatti il cambiamento capita tra capo e collo come imprevisto, assorbirlo è difficile e le reazioni possono essere le più imprevedibili. C’è chi si sente schiacciato dal fallimento, chi si sente offeso e umiliato, c’è chi ritiene di essere del tutto impreparato e chi pensa di essere capitato in un vicolo cieco. Sono queste le condizioni d’animo e di spirito peggiori, perché il cambiamento va programmato lucidamente e non quando si è troppo sotto stress. Il consiglio è quello di attrezzarsi prima dell’irreparabile ed elaborare preventivamente una exit strategy, anche se non verrà mai usata. Il primo consiglio è quello di tracciare un bilancio delle proprie competenze. Lo si può fare da soli o si può chiedere l’aiuto di esperti di orientamento.

Ormai ci sono molti sportelli che offrono assistenza per stilare un bilancio personale (selezionatori, agenzie del lavoro, orientatori, cacciatori di teste, sportelli delle Camere di commercio). Il bilancio dei propri punti di forza e di debolezza deve essere spietato e sincero: se ho fatto per quindici anni quel lavoro, sono sicuro di essere competente? Sono davvero aggiornato con le ultime tecnologie? Ho una cassetta degli attrezzi adeguata e competitiva? Sono disponibile anche a rientrare con un sotto-inquadramento a un gradino più basso o voglio solo migliorare?

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Foto Ruth_W@Flickr

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