Enel, Starace: entro l’anno la vendita in Slovacchia. CEZ interessata all’acquisto

enel

A lato della sua partecipazione al Meeting di Rimini, l’amministratore delegato del gruppo Enel Francesco Starace ha confermato la road map per la cessione degli asset di proprietà in Slovacchia e in Romania. Il processo per le dismissioni, ha detto Starace secondo le agenzie di stampa, prosegue “in maniera ordinata e strutturata”. Ora siamo nella fase “delle manifestazioni di interesse”, ha detto, nel periodo in cui le banche [d’affari incaricate – Deutsche Bank e BNP Paribas] “stanno mettendo in fila le offerte ricevute”. Starace ha detto di credere che si trarranno le conclusioni entro fine anno, dunque in linea, almeno per il momento, con i tempi previsti inizialmente per la riduzione del debito di gruppo di 4,4 miliardi di euro nel 2014.

Intanto sempre più spesso la stampa italiana scrive che il gruppo energetico ceco CEZ, partecipato al 70% dallo Stato, avrebbe fatto una sua offerta per rilevare la quota [il 66%] della controllata slovacca di Enel, Slovenske Elektrarne. Secondo Reuters, CEZ ha affermato di prepararsi a colloqui sull’acquisto del pacchetto di maggioranza. Il 25 agosto il portavoce del gruppo ha detto di essere in attesa dell’avvio delle trattative ufficiali: «Ci stiamo preparando perché vogliamo partecipare». Con l’annullamento di una gara d’appalto per la costruzione di una centrale nucleare in Repubblica Ceca mesi fa, CEZ ha probabilmente recuperato delle finanze utili ad essere investite in un’operazione di acquisizione come quella in Slovacchia. Così scriveva il Wall Street Journal l’altro ieri. Un analista del settore energetico per J&T Banka ritiene che se CEZ acquista il produttore slovacco, l’entrata in funzione dei due nuovi blocchi nucleari di Mochovce potrebbe non rendere così necessaria, e di certo non con tale urgenza, la costruzione di una centrale in Repubblica Ceca. Tra i potenziali acquirenti erano stati segnalati dalla stampa anche i russi di Rosatom e i cinesi di CNNC.

Slovenske Elektrarne, centrale idroelettrica Horna Streda

Sopra: la centrale idroelettrica di Horna Streda (Foto Slovenske elektrarne/seas.sk)

Il Primo ministro slovacco Robert Fico, il cui governo detiene le restanti azioni (il 34%) del primo produttore di elettricità del Paese dopo la cessione della maggioranza a Enel nel 2006, aveva detto nei giorni scorsi di essere pronto a rafforzare la posizione dello Stato nell’azienda se davvero gli italiani la cedono. E di volerlo fare usando il “sistema SPP”, dunque sfruttando l’occasione per negoziare condizioni molto più vantaggiose per lo Stato di quelle stabilite nel contratto di privatizzazione, come fatto recentemente, ha sottolineato il Premier, con la società del gas SPP. Fico aveva poi fatto dire alla sua portavoce il 21 agosto di essere in attesa di un’evoluzione della situazione, e di tenersi il potenziale riacquisto di quote azionarie di SE, per il momento, solo come ultima spiaggia, e solo se vantaggioso per gli interessi dello Stato.

In ogni caso, da quando l’ipotesi CEZ si è fatta più concreta, o almeno da quando le voci sono più insistenti, Fico non pare poi così preoccupato per i nuovi equilibri all’interno di Slovenské Elektrarne. Riferendosi alle voci di una proposta dei cechi pubblicate dai giornali italiani, il 25 agosto Fico aveva fatto sapere che CEZ è un gruppo solido, e che se vuole acquistare il 66% di SE il governo slovacco non ha ragione di impedirglielo. «L’interconnessione delle reti energetiche slovacca e ceca sono a un buon livello e se Enel e CEZ raggiungono un accordo, il governo slovacco non avrà alcun motivo di interferire». Del resto, per ottenere una posizione di maggiore forza all’interno della società possono probabilmente bastare gli ottimi rapporti con il governo di Praga. Secondo il sito del settimanale Trend, Fico ha respinto il sospetto che il suo governo avrebbe fornito garanzie sui prezzi di acquisto dell’energia elettrica dalla centrale nucleare di Mochovce, dove si sta completando il terzo e quarto blocco. La richiesta di una simile garanzia sui prezzi, relativa però a una potenziale nuova centrale atomica a Bohunice, era stata fatta dalla russa Rosatom nei mesi scorsi, che aveva interesse alla costruzione dell’impianto. Le trattative si sono arenate dopo il rifiuto del governo di sottoscrivere un accordo in tal senso.

Enel acquistò la sua quota in SE per 840 milioni. Oggi quelle azioni sono valutate, secondo Italia Oggi, oltre 3 miliardi. Il gruppo italiano probabilmente si aspetta di incassare non meno di 3 miliardi dalla vendita, ma Pravda scrive che il Wall Street Journal stima invece oggi la quota intorno ai 2 miliardi di euro, dopo aver in passato parlato di 3 miliardi.

Il gruppo Enel nel mondo (Wikipedia)

Tra le ragioni dell’interesse di Enel a disfarsi della controllata slovacca vi sarebbe il basso prezzo (a livelli record) raggiunto dall’elettricità negli ultimi tempi. Oggi un megawattora (MWh) si paga all’ingrosso poco più di 30 euro, mentre appena quattro anni fa, ricorda Sme, il prezzo era superiore di X volte. Un dato che tende a tirare verso il basso anche la valutazione di Mochovce, il cui costo, già lievitato enormemente, dovrà ripagarsi proprio con l’energia prodotta. E il ritardo di alcuni anni nel progetto peggiora ancora le cose a causa dei mancati incassi. Addirittura gli analisti di J&T Banka, scrive sempre Sme, danno per la proprietà di Mochovce una valutazione vicina allo zero, se non addirittura negativa. Proprio il completamento di Mochovce è stato citato, secondo l’agenzia Sita, dal capo della divisione strategica di CEZ Pavel Cyrani come il problema maggiore nell’acquisizione di SE. Le stime di budget per finire i lavori e rendere operativi i due reattori sono variabili, e arrivano fino a un miliardo di euro, avrebbe detto Cyrani. Appena quest’anno era stato approvato dai soci di SE un altro aumento da un miliardo del finanziamento per la centrale, spiegandolo con la necessità di adeguamenti di sicurezza in seguito all’incidente di Fukushima del 2011. Una ragione che sarebbe anche la causa dei ritardi nei lavori. Il costo del progetto per i due nuovi blocchi è dunque oggi di 3,8 miliardi di euro, ma potrebbe arrivare a 4,8 nel giro di breve. Un primo reattore sarebbe dovuto entrare in funzione nel 2013, e il secondo quest’anno. I piani attuali parlano ancora per il blocco 3 di un inizio dei test produttivi entro fine anno, con il secondo blocco da avviarsi nel 2015. Non è chiaro se i tempi saranno rispettati.

(La Redazione)

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