Ucraina tra indipendenza e distruzione

ucraina-barricate-26012014_(foto_Sasha Maksymenko_12159949866@flickr)

Domani in Ucraina si festeggia l’Indipendenza. In seguito al fallito golpe di alcuni leader sovietici che volevano rimuovere Mickail Gorbacev e ripristinare il potere del Partito Comunista Sovietico, il parlamento ucraino dichiarò l’indipendenza di Kiev. Era il 24 Agosto del 1991. L’Ucraina diventava democratica. Ne sono cambiate di cose dalla fine del “socialismo reale”.

Un altro colpo di stato, pur sempre in nome della democrazia, ha determinato la discesa dell’Ucraina nell’inferno di una guerra civile di cui nemmeno si riesce a intravedere l’uscita. Secondo l’ONU dopo 4 mesi di combattimenti i morti sono più di 2000, la maggior parte appartenente alla popolazione civile.

D’altra parte l’esercito, che ha “invaso” le regioni sudorientali del paese, ha da tempo abbandonato le operazioni in campo aperto concentrandosi sui bombardamenti dei centri residenziali, ufficialmente “roccaforti” dei ribelli, e sulla guerriglia “strada per strada”. Il governo centrale sostiene che quella contro i separatisti è una “nuova” guerra per l’indipendenza.

Per le autorità della capitale, nelle regioni dell’Est non si sta svolgendo altro che un’operazione anti-terrorismo. Vincere significherà liberarsi da un padrone che, neanche a dirlo, è sempre lo stesso orso russo che da un decennio ha riscoperto la sua vocazione “imperiale”. Ma che dall’Ucraina non se ne è mai andato, perché molti ucraini sono “rimasti” russi oppure tali si sentono.

I filorussi, che si sono dichiarati indipendenti dalla capitale proclamandosi cittadini delle Repubbliche di Donetsk e Luhansk, stanno combattendo anche loro per l’indipendenza. Il padrone in questo caso sarebbe quello occidentale e più specificatamente americano. Meglio un padrone scelto che uno imposto, in pratica.

Proprio oggi le autorità ucraine hanno dato notizia che una colonna di blindati russi sarebbe stata catturata nei pressi di Luhansk dove accorreva in aiuto dei separatisti. Tuttavia né i militari né i giornali hanno potuto confermare la notizia.

Alle accuse occidentali di armare i ribelli e alle relative sanzioni economiche (uno dei primi settori ad andare in crisi sarà quello delle armi: l’80% della produzione è destinata all’esportazione) Mosca sta rispondendo chiudendosi a riccio. Dopo il “blocco” imposto ai prodotti agroalimentari europei e americani, diversi ristoranti della catena McDonald’s sono stati costretti ad abbassare le saracinesche.

Sembra che presto ai funzionari pubblici sarà vietato l’uso di prodotti Apple. Nelle occasioni pubbliche ufficiali non verranno più serviti prodotti della Coca-Cola. Al loro posto tradizionalissimi “tè e pasticcini”.

(Guglielmo Sano, via TermometroPolitico.it)

Foto Sasha Maksymenko@flickr

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