46 anni fa l’invasione della Cecoslovacchia

Ladislav Bielik, Bratislava 21. August 1968 (invasione Cecoslovacchia - © L.Bielik)

Un uomo che si apre la camicia in segno di sfida di fronte alla canna di un carro armato. Questa è stata per tanti anni l’immagine simbolo dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Quella fotografia, che ha fatto il giro del mondo finendo in giornali, riviste e libri, è stata per molto tempo ritenuta, in Occidente, venire da Praga. In realtà la foto è stata scattata davanti all’Università Comenius a Bratislava, nella piazza Safarik (Safarikovo namestie) la mattina del 21 agosto 1968, quando gli slovacchi si sono trovati accanto a loro per strada colonne di blindati e centinaia di soldati di cinque paesi del Patto di Varsavia (Unione Sovietica, Germania Orientale, Ungheria, Polonia e Bulgaria – ne rimase fuori invece la Romani di Ceausescu) che nemmeno sapevano con certezza dove si trovavano.

Quella foto, scattata da Ladislav Bielik insieme ad altre centinaia, ha avuto una storia curiosa, ed è stata oggetto di battaglia. Solo pochi anni fa la famiglia Bielik ha ottenuto i diritti d’autore dopo quarant’anni di utilizzo libero e spregiudicato.

La foto fu pubblicata sul quotidiano Smena (l’organo dei giovani comunisti) all’indomani dell’invasione. Il giornale venne portato con sé in Germania nei giorni successivi da un fuoriuscito, e nel giro di breve la foto, un’icona del secolo scorso, venne ripresa da un’agenzia di stampa tedesca e pubblicata sui maggiori quotidiani del mondo insieme alla notizia della fine di quel periodo di speranze e prospettive che era stata la corta stagione della Primavera di Praga. Oggi ribattezzata, in tempi di politically correct, “Primavera cecoslovacca”, quella stagione durò pochi mesi, dal gennaio 1968 all’agosto dello stesso, grazie alla salita al potere come Segretario generale del KSC, il Partito comunista della Cecoslovacchia, di Alexander Dubcek.

Video: la mostra Ladislav Bielik-August 1968 a Bologna nel 40° anniversario, 20.09.2008

Il politico Dubcek, nativo della Slovacchia e divenuto statista in qualche modo suo malgrado, aveva del socialismo un’idea più liberale di quanto a Mosca fosse permesso anche solo pensare, e nei pochi mesi in cui è stato al potere portò una ventata di aria fresca alla vecchia e impolverata gestione del regime in Cecoslovacchia, proseguendo l’opera di destalinizzazione iniziata dai suoi predecessori ma che andava parecchio a rilento. Da Praga Dubcek dette il via, nell’ambito della sua visione di un “socialismo dal volto umano”, a delle liberalizzazioni, partendo dalle libertà di pensiero e di stampa, forse le più delicate e sensibili per un regime che resisteva proprio grazie e censura e rigidità di schemi. Mosca non gradì, e dopo aver lanciato segnali che forse Dubcek non considerò con la dovuta attenzione, organizzò un’operazione senza precedenti, invitando gli eserciti del Patto di Varsavia ad accorrere nel Paese per “difendere il socialismo dai controrivoluzionari”.

Nella notte tra il 20 e il 21 agosto sono entrati in Cecoslovacchia tra i 200 e i 600 mila soldati, accompagnati da 5-7000 mezzi corazzati e numerosi velivoli da trasporto e altri che controllavano lo spazio aereo del Paese. Nell’invasione e nei mesi successivi perirono 108 cechi e slovacchi, alcuni a causa di incidenti provocati dei mezzi degli occupanti.

Video: la notizia dell’invasione sul Telegiornale RAI del 21/8/1968

Video: servizio RAI del 21/8/1978 per 10° anniversario dall’invasione

Video: RAI Storia, Praga 1968. Finale di Primavera

Proprio sulla piazza dove fu scattata la famosa foto, Safarikovo namestie, avvenne la morte di una ragazzina, la prima vittima dell’invasione. La notizia presto si sparse per la città e un certo numero di persone e intellettuali si riunirono nella piazza per protestare contro gli occupanti. Qualcuno dipinse una scritta su un muro che diceva: “Qui è dove gli occupanti russi hanno ucciso una ragazza di 17 anni”. Un’altra scritta, accanto a un pezzo di muro danneggiato, affermava: “Questo colpo ha ucciso un uomo di 40 anni”.  Le due vittime erano in realtà la 15enne Dana Kosanova e il capitano di marina Jan Holik, oltre al 29enne Stanislav Sivak.

Dopo l’invasione, Dubcek fu destituito e recluso a vita privata, mentre iniziò la stagione della cosiddetta “normalizzazione”, con la presa di tutti i gangli del potere da parte di uomini fedeli a Breznev. Pochi mesi dopo i cecoslovacchi furono risvegliati da questo incubo con uno dei fatti che sconvolse il mondo: l’immolarsi, nel gennaio 1969, dello studente Jan Palach, datosi fuoco a Praga come un bonzo orientale per protesta contro l’invasione sovietica. A Palach successero altri giovani che ne seguirono l’esempio, ma il regime non cedette il potere fino a quando, vent’anni dopo, grazie alla mutata politica di Gorbacev a Mosca e a diverse altre cause, inclusa l’influenza che ebbe nel mondo europeo orientale la salita al soglio papale di un vescovo polacco, si arrivò al crollo improvviso del comunismo.

Smena-ediz-spec_22-8-1968_invasione

Video: Čierne dni (Black days) 

http://youtu.be/hlQDXQUJpx4

Video: Prague Spring, con musica di Francesco Guccini, Primavera di Praga

La foto simbolo della Primavera è stata ritrovata più di vent’anni dopo, chiusa in una valigia nella soffitta della sua casa, dal figlio orfano del fotografo, Peter Bielik, noto giornalista e conduttore del canale televisivo TA3. Il padre aveva nascosto quei rullini di pellicola dopo che la moglie gli aveva chiesto di disfarsene decine di volte. Dopo la pubblicazione internazionale, infatti, Bielik fu sottoposto a pressioni e perse il lavoro per Smena. Dovette ripiegare come fotografo di eventi sportivi. E morì in un incidente negli anni ’80 proprio mentre lavorava durante una gara di motocross, pochi anni prima che il Paese ritornasse alla democrazia. Bielik non ebbe la “fortuna” del collega ceco Jozek Koudelka, che viveva a Praga e riprese con decine di scatti l’invasione nella capitale cecoslovacca. I suoi rullini furono portati in Occidente, dove l’agenzia Magnum li fece pubblicare e in seguito raccomandò il fotografo alle autorità britanniche che gli concessero un visto lavorativo due anni dopo. Fuori dal Paese, Koudelka chiese asilo politico e si unì al team di fotografi Magnum facendo una carriera di successo. Non tornò a Praga se non dopo la Rivoluzione di Velluto.

Oggi, accanto ad altre commemorazioni, le fotografie di Ladislav Bielik faranno riivere, su Piazza Safarik, gli eventi di quasi mezzo secolo fa. Dove c’erano carri armati e confusione, si terrà un evento organizzato dalla Confederazione dei prigionieri politici della Slovacchia (KPV) in collaborazione con la Comenius. Tra le altre cose, saranno in mostra gli scatti di Bielik all’interno dell’edificio, e si potranno rivedere le scritte che furono dipinte nei giorni dell’invasione sulla scalinata e sui muri dell’università.

(P.S.)

Foto: Ladislav Bielik, Bratislava 21. August 1968 (invasione Cecoslovacchia – © L.Bielik)

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