Le guerre del ventunesimo secolo? Sono per l’energia

I conflitti globali sono alimentati sempre più dalle mire su petrolio e gas naturale e sul denaro che queste risorse muovono. E su questo è impeccabile l’analisi di Michael T. Klare, docente di studi sulla sicurezza internazionale al Hampshire College di Amherst, in Massachusetts. Ha appena pubblicato il suo ultimo libro, “The Race for What’s Left: The Global Scramble for the World’s Last Resources”.

guerra_deser-storm_(Jonas Jordan_USACE@Wikimedia)

Iraq, Siria, Nigeria, Sud Sudan, Ucraina, Mar della Cina a oriente e meridione: dovunque si guardi, il mondo è infiammato da nuovi conflitti o guerre che si intensificano. A prima vista appaiono eventi indipendenti l’uno dall’altro, fondati su circostanze specifiche. Ma guardando meglio si comprende come abbiano in comune caratteristiche fondamentali. E’ questa la presa di posizione di Michael T. Klare.

«Certo, in ciascuno di questi conflitti emergono antagonismi atavici fra tribù, sette e popolazioni vicine. In Iraq e Siria ci sono attriti profondi tra sciiti, sunniti, curdi, turkmeni e altri ancora; in Nigeria tra musulmani e cristiani e gruppi tribali; in Sud Sudan tra Dinka e Nuer; in Ucraina tra ucraini lealisti e allineati filorussi; nel Mar della Cina a oriente e a sud tra cinesi, giapponesi, vietnamiti, filippini e altri ancora. Sarebbe facile attribuire tutto ad attriti e odi di lunga data, come suggerito da molti analisti; ma questi conflitti in realtà sono alimentati da impulsi ben più attuali e moderni, cioè la volontà di controllare i giacimenti di petrolio e gas naturale.  Non cadiamo nell’errore: le guerre del ventunesimo secolo sono le guerre per l’energia.  Nessuno dovrebbe sorprendersi a fronte del ruolo che l’energia gioca in queste guerre. Dopo tutto il petrolio e il gas naturale sono la fonte maggiore di introiti per governi e grandi società quando ne controllano produzione e distribuzione. E i governi di Iraq, Siria, Nigeria, Sud Sudan e Russia ottengono enormi profitti dalla vendita del petrolio, mentre le grandi aziende dell’energia (molte di proprietà degli Stati) esercitano un potere immenso nelle nazioni coinvolte. Chiunque possa controllare questi Stati, e le aree al loro interno dove si estraggono petrolio e gas naturale, controlla anche la collocazione e l’allocazione di risorse cruciali».  La battaglia per le risorse energetiche «è stata un fattore importante in molti recenti guerre, come la guerra Iran-Iraq tra il 1980 e 1988, la guerra del Golfo nel 1990 e la guerra civile sudanese tra il 1983 e il 2005. Magari, a prima vista, nei conflitti più recenti questo aspetto può apparire meno evidente, ma è sempre per quello. Le divisioni etniche e religiose possono fornire il carburante politico e ideologico, ma è la caccia al profitto che tiene viva la battaglia. In un mondo ancora fondato sui carburanti fossili, controllare petrolio e gas è una fattore essenziale dei poteri nazionali».

«Il petrolio fa muovere automobili e aerei – ha detto Robert Ebel del Center for Strategic and International Studies – alimenta il potere militare e la politica internazionale. È determinante per il nostro benessere, così come determina la ricchezza di chi possiede questa risorsa e la debolezza di chi non la possiede». Forse un giorno lo sviluppo delle energie rinnovabili potrà cambiare tutto ciò, ma oggi se vedete una guerra scoppiare, guardate subito alle fonti energetiche.

(Fonte IlCambiamento.it)

Foto Jonas Jordan/USACE @Wikimedia

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