Bando russo agli alimenti dall’UE: gli slovacchi temono gli effetti indiretti

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Malgrado ci siano agricoltori in Slovacchia che temono i divieti alle importazioni di alimentari europei in Russia, la Camera slovacca dell’agricoltura e dell’industria alimentare (SPPK) non crede che l’embargo influirà in modo significativo sul mercato alimentare slovacco. La Slovacchia esporta nella Federazione Russa carne, per lo più trasformata, latticini, vino, dolci e alcolici. Ma i volumi sono limitati, dato che la gran parte degli alimentari slovacchi finiscono nei paesi dell’UE e nei Balcani, e solo alcune imprese la cui quota di esportazioni verso la Russia è più alta potranno subire danni, ha detto al giornale Sme il capo di SPPK Stanislav Nemec. Secondo un altro rappresentante degli agricoltori, Jarmila Halgasova della Camera alimentare della Slovacchia (PKS), il divieto di importazione avrà impatto soprattutto sui più piccoli paesi dell’Unione Europea. Il cibo che veniva esportato in Russia si accumulerà, e nella ricerca di nuovi mercati, pur se i prezzi di alcuni beni diminuiranno, il divieto potrebbe danneggiare i rivenditori. E la Russia troverà fornitori di prodotti alimentari in altri paesi (come la Turchia, secondo l’agenzia RIA Novosti).

Secondo informazioni ufficiali, tra i prodotti inseriti nel divieto dal governo russo vi sono nove produttori di alimentari slovacchi. Tra di essi i prodotti lattiero-caseari Rajo, la carne di Tauris e Mecom, e altre aziende più piccole tra cui quattro produttori di latte e latticini, che saranno costretti a ridurre la produzione. Secondo il capo dell’Associazione dei produttori lattiero-caseari, la cosa potrebbe andare a vantaggio dei consumatori slovacchi, che con maggiore concorrenza sul mercato potrebbero beneficiare di migliori prezzi.

Il governo non è in particolare apprensione per il bando, perché l’export slovacco in pericolo ha un valore complessivo di poco più di 30 milioni di euro. Il Ministro dell’Agricoltura slovacco Lubomir Jahnatek dice che tali merci possono tranquillamente entrare sul mercato nazionale, che ha del resto una autosufficienza alimentare pari ad appena il 46%. Il ministro ha nel frattempo predisposto da lunedì scorso una serie di controlli particolari alle frontiere, per evitare le eventuali maggiori importazioni da altri paesi UE che non possono più inviare la merce a Mosca.

Anche gli operatori del settore slovacchi sono allarmati per gli effetti indiretti del bando, cioè per la possibile invasione di cibo proveniente dall’industria alimentare polacca. Un caso dei più probabili riguarda le mele, ora bandite, di cui la Polonia vende in Russia 700 tonnellate all’anno.

(Fonte Sme)

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