Cessione Slovenske Elektrarne. Bloomberg: Rosatom esclusa dalla rosa. Enel: non è vero

mochovce_(fonte_seas.sk)

Alcuni giorni fa l’agenzia di stampa Bloomberg aveva riferito dell’intenzione del gruppo Enel di escludere investitori russi (dei quali il più papabile è il gigante statale Rosatom) dalla vendita della sua controllata slovacca, azione dovuta alle possibili pressioni dell’UE seguite all’ultima tornata di sanzioni decise a fine luglio nei confronti degli interessi economici della Federazione Russa in Europa. Bloomberg citava timori dell’Unione Europea nel cedere asset energetici strategici di un paese membro alla Russia, dalla quale già l’UE dipende in modo sostanziale per le sue necessità energetiche.

Una eventualità smentita però direttamente da Roma, con la portavoce Roberta Vivenzio che ha garantito che nessuno dei possibili offerenti per il 66% del gruppo italiano in Sloveske Elektrarne è escuso a priori dalla gara, che sarà, ha assicurato, trasparente.

Bloomberg aveva anche ipotizzato che Enel avrebbe venduto la sua quota, con un valore di circa 2,7 miliardi di euro, a un gruppo europeo o cinese. La cessione della maggioranza di Slovenske Elektrarne, per la quale sono state interessate come consulenti finanziari Deutsche Bank e Bnp Paribas, è stata decisa dal nuovo management del gruppo italiano insieme alle proprietà in Romania, allo scopo di ridurre il debito complessivo di Enel di circa 4 miliardi di euro. L’operazione, secondo l’ad Starace, dovrebbe realizzarsi entro la fine di quest’anno.

Slovenske Elektrarne ha presentato alcuni giorni fa al Ministero dell’Economia slovacco un’analisi nella quale si indicano cifre e date per il completamento e la messa in funzione della centrale atomica di Mochovce, ha scritto Pravda il 5 agosto. Il ministro, Pavol Pavlis, di recente subentrato a Tomas Malatinsky in un mini rimpasto di governo, avrebbe fatto trapelare la sua insoddisfazione riguardo a ritardi e modifiche inseriti nel documento. Il ritardo è notevole, considerando che nei piani iniziali uno dei due reattori sarebbe dovuto essere operativo entro la fine del 2012. Oggi invece sembra che si debba attendere almeno fino alla fine del 2016 per vedere il primo kwh uscire dalle linee della centrale ed entrare nella rete elettrica nazionale. Il progetto, che doveva costare 2 miliardi e 800 milioni di euro, è già schizzato di recente a 1 miliardo in più, versato dai soci (34% governo e 66% Enel), ma secondo alcuni – Pravda cita l’altro quotidiano Sme – i costi potrebbero balzare ulteriormente a 4 miliardi a mezzo, con conseguente apporto di nuova linfa anche da parte dello Stato.

(Red)

Foto Slovenske Elektrarne – www.seas.sk

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