Europa Orientale: Partenariato a ostacoli

Estratti dell’articolo “Partenariato a ostacoli”, pubblicato sul Magazine n. 6 di Europae (“Europa fai presto, il Vicinato brucia”, luglio/agosto 2014).

partenariato-orientale_(wikimedia)

Lo scorso 22 luglio, a margine del Consiglio Affari Esteri, si è tenuto il quinto vertice annuale con i Ministri degli Esteri dei Paesi del Partenariato Orientale. Il progetto si trova in una fase cruciale. Ucraina, Moldavia e Georgia hanno firmato gli Accordi di Associazione, il processo di ratifica è già avviato e pare che non presenterà problemi. La fase problematica è l’implementazione, perché richiede sforzi significativi nel breve termine, mentre i vantaggi si vedranno nel lungo termine. […]

I costi di adattamento ricadranno non solo sulle autorità statali, ma anche sulle imprese. Le piccole aziende faranno molta fatica ad adattarsi. Molti studiosi ritengono che l’assistenza finanziaria fornita dall’UE e dagli Stati membri non sia sufficiente. Un’altra difficoltà sta nel fatto che l’acquis communautaire è il risultato di decenni di evoluzione del mercato interno presso Paesi che hanno una storia economica diversa. […] I Paesi dell’Europa Centro-Orientale sono riusciti in quest’impresa, ma vi erano due grosse differenze. Alcuni di questi Paesi, pur provenendo da un economia pianificata, erano più sviluppati economicamente. Ma la differenza principale era la prospettiva di adesione, un incentivo enorme per i governi che dovevano sostenere i costi politici di difficili riforme.

Europa Orientale: l’alternativa russa

Un altro dei principali problemi è che a questi Paesi viene proposto un altro progetto di integrazione regionale concorrente e ostile a quello europeo: l’Unione Eurasiatica. Mosca può usare carote e bastoni che l’UE non vuole o non ritiene corretto utilizzare. L’Armenia fino a un anno fa sembrava intenzionata a firmare l’Accordo di Associazione insieme agli altri tre Paesi, dato che aveva condotto difficili negoziati per tre anni. Si è però trovata costretta a rinunciare per via delle pressioni esercitate da Mosca, che poche settimane prima aveva firmato un contratto di vendita di armi all’Azerbaijan per 4 miliardi di dollari.

Un altro mezzo a disposizione di Mosca è l’uso politico delle forniture di gas cui si aggiunge lo strumento della comunicazione, che riguarda un po’ tutte le politiche dell’Unione Europea. Mosca ha orchestrato una propaganda feroce sui media controllati dalle autorità, che si rivolge all’elettorato russo, cercando di raccogliere consensi con una politica estera muscolare, ma anche a quello dei vicini comuni, dove una fetta molto ampia della popolazione parla russo. […]

L’Unione Europea invece non è per niente abile a spiegare alla sua popolazione o a quella dei Paesi associati le proprie politiche. Già il vertice in questione ha avuto una scarsissima copertura mediatica. Sui media si parla molto della crisi ucraina, ma i complottismi trovano molto più spazio di una descrizione seria dei rapporti tra UE e Ucraina. Sui contenuti degli Accordi di Associazione invece il dibattito è limitato alla portata geopolitica, proprio quello che l’UE vuole evitare, ribadendo che non si tratta di una politica antirussa. Tuttavia, è proprio questo aspetto quello che incoraggia i governi dei Paesi firmatari a implementare gli accordi. Per i Paesi neo associati che vogliono affrancarsi dall’influenza russa la firma degli accordi con l’UE è un punto fondamentale dei loro programmi di governo. […]

Il Partenariato Orientale in teoria sarebbe una politica al tempo stesso bilaterale e multilaterale. Nella realtà dei fatti la dimensione multilaterale è molto ridotta. Basti pensare che due dei Paesi coinvolti sono in stato di guerra l’uno con l’altro: Armenia e Azerbaijan. […] Il problema più significativo rimane la mancanza di una prospettiva di adesione. Nel medio termine è difficile che essa emerga, ma nel frattempo si potrebbe allargare la partecipazione al mercato interno dei Paesi che soddisfano i requisiti. Alcuni vedono l’Area Economica Europea come modello in questo senso. I Paesi dell’EFTA (esclusa la Svizzera che ha una relazione speciale con l’UE) partecipano infatti al processo di decision shaping. Questo favorirebbe una partecipazione più responsabile dei partner orientali al processo di associazione, rispetto all’attuale accettazione passiva di ciò che decide l’UE. […]

(Giuseppe F. Passanante, via RivistaEuropae.eu)

Foto wikimedia

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