Capitalismo italiano, addio!

soldi euro (photosteve101@flickr)

Ho conservato un vecchio catalogo di Frette del 1934, la prestigiosa casa di biancheria di lusso che fornì non solo case reali, ma anche tutto il corredo del leggendario Orient Express e del Titanic. Oggi leggo che Frette, da anni non più italiana, apparterrà ad un fondo americano di San Francisco e ad uno inglese di Londra.

L’amarezza della notizia è che non c’era un solo investitore italiano disposto, o capace, di presentare un’offerta per un progetto industriale migliore e riportare a “casa” la prestigiosa marca.

Una storia che ormai si ripete da anni come per la Parmalat, venduta ai francesi di Lactalis, o la Ducati al gruppo Volkswagen, così le acquisizioni del gruppo Lvmh su Bulgari, Loro Piana, fino alla recente cessione del controllo di Indesit agli americani di Whirlpool e potremmo continuare per ancora per centinaia di aziende storiche.

Dov’è, allora, il capitalismo italiano, è la domanda più semplice che ci poniamo?

Dove sono finiti i famosi capitani d’industria che dal nulla, da una nazione uscita stremata dall’ultima guerra hanno saputo creare aziende, lavoro, benessere per l’intera nazione? Ricordate quando l’economia italiana crollò del 5% subito dopo il crac di Lehman nel 2008? Da allora gli investimenti industriali in Italia sono addirittura scesi di un altro 9%. In questa maniera parlare ancora di competitività ha qualcosa di ridicolo.

[…continua…]

Leggi l’articolo su Italiani.net.

Foto photosteve101@flickr

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