UE: Mogherini, l’Italia ha scelto. Ma l’Europa ha dubbi

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Mogherini era e Mogherini è stata. Con una lettera al neo-presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, Matteo Renzi ha ufficializzato che la candidatura di Federica Mogherini alla carica di Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza e Vicepresidente della Commissione. Juncker aveva infatti richiesto ai Paesi membri di comunicare il nome del proprio candidato entro il 31 luglio, così da avere l’intero mese d’agosto per perfezionare la lista della sua squadra di commissari.

I tempi della decisione sono strettissimi, il 31 ottobre scade il mandato dell’attuale esecutivo europeo, quindi le uniche date per presentare la nuova Commissione al Parlamento Europeo saranno le due plenarie del 15-18 settembre e del 20-23 ottobre. Quanto ai nomi, l’ex presidente dell’Eurogruppo dovrà tentare l’impresa di ottenere prima il via libera del Consiglio Europeo e poi del Parlamento. Dovrà per cui sia cercare di accontentare gli Stati che seguire le indicazioni di Martin Schulz, il quale ha già fatto sapere che le “quote rosa” dovranno essere almeno 9.

Proprio quest’ultimo requisito pare essere il maggior alleato del Ministro Mogherini, perché sono arrivati solo altri 3/5 nomi di candidati di sesso femminile. Se si considera poi che il principale aspirante alla poltrona di “Mr. Pesc” è il polacco Radoslaw Sikorski, sembra che i dettami della gender balance portino ad un testa a testa Mogherini-Georgieva. Quest’ultima però sconta il fatto di rientrare nel perimetro dei Popolari Europei (PPE), partito che detiene già il presidente della Commissione e che quindi, per buona regola, dovrebbe lasciare la poltrona di “Ministro degli Esteri europeo” al PSE.

Sin qui, perciò, la cavalcata di Federica Mogherini alla sostituzione di Catherine Ashton sembrerebbe senza ostacoli. In realtà non è così. Sin dai primi di luglio, quando Renzi propose il suo nome, sulla candidata italiana sono piovute veementi critiche. Le ha sintetizzate bene l’Economist in un articolo del 19 luglio: “Sulla carta Ms. Mogherini va bene: giovane (41 anni), brillante, sobria e grande lavoratrice, per molti versi rappresenta un auspicabile contraltare a Mr. Juncker. Ha tuttavia due punti critici. Uno è la poca esperienza, essendo Ministro degli Esteri da appena quattro mesi. L’altro, più dirimente, è di essere troppo prona agli interessi della Russia.”

In un momento nel quale le tensioni con Mosca sono palpabili, lo stesso Juncker aveva lasciato intendere in un’intervista al quotidiano lussemburghese Le Quotidien che preferirebbe un esponente dei Paesi dell’Est Europa. Inoltre, come riportava il Financial Times, è andato coagulandosi un agguerrito fronte di apposizione alla Mogherini formato da Lettonia, Estonia, Lituania e Polonia. Il percorso per vedere la terza donna della storia della Repubblica Italiana alla Farnesina sostituire Lady Ashton appare quindi abbastanza accidentato. Senza tenere conto del fatto che una bocciatura della Mogherini sarebbe un grosso smacco all’immagine del governo italiano.

Le carte sono sul tavolo, l’aria che si respira sempre la stessa: infiniti dibattiti, compromessi, rivendicazioni per un ruolo che è ben lungi dall’aver acquisito la rilevanza che meriterebbe. Dopo l’eterea parentesi Ashton, in un periodo così complesso dalle relazioni internazionali, forse l’indicazione – almeno per l’Alto Rappresentante – di un nome d’indiscutibile caratura internazionale avrebbe giovato ad un’Europa che continua a non avere il peso che le spetterebbe. Un peso che potrebbe avere riuscendo a superare il cacofonico brusio degli Stati in favore della agognata “unica voce”.

(Simone Belladonna , via RivistaEuropae.eu)

Foto Palazzo Chigi@Flickr CC-BY-NC-SA

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