Slovenske Elektrarne, la polizia raccoglie documenti sul periodo pre-Enel

mochovce_(fonte_seas.sk)

Ieri, mercoledì 24 luglio, la polizia si è presentata all’ingresso della società Slovenske Elektrarne (SE), con diversi uomini in divisa e in borghese, ed è entrata nella sede centrale di Bratislava e in altre sedi distaccate per, sembra, cercare documenti. La portavoce dell’azienda, Jana Burdova, ha detto ai media ieri che la società non era a conoscenza dei motivi alla base dell’azione di polizia, ma in ogni caso i funzionari di SE stavano cooperando pienamente con gli inquirenti fornendo loro tutte le informazioni richieste.

Secondo l’agenzia Tasr i detective si sarebbero presentati anche nelle centrali elettriche di SE di Prievidza, Trencin e Mochovce. L’azione avrebbe coinvolto, secondo diverse fonti di informazione, diverse decine di agenti. Il portavoce del Ministero dell’Economia, che gestisce per conto del governo il 34% delle azioni in SE, ha detto a Tasr che sono stati informati dalla polizia che si tratta di una ricerca di documentazione d’archivio relativa alla privatizzazione dell’azienda avvenuta tra il 2005 e 2006.

La notizia è trapelata nella mattinata di ieri attraverso diversi media, e solo dopo pranzo il capo della polizia Tibor Gaspar ha dato la versione ufficiale dell’operazione. Gaspar ha detto che il 30 giugno scorso è stata avviata un’indagine per il presunto compimento all’interno della società di due reati: una violazione degli obblighi nella gestione di proprietà altrui e un possibile travisamento di documenti aziendali, ha scritto Tasr. La raccolta di dati e materiali era necessaria, ha spiegato Gaspar, per poter verificare questi sospetti. Naturalmente egli non ha fatto alcun cenno all’indagine in corso, lasciando ogni possibile informazione ai futuri sviluppi.

Il quotidiano Pravda ha scritto stamattina che secondo le informazioni pervenute al giornale l’azione di polizia è dovuta a un’indagine sul trasferimento delle attività della diga di Gabcikovo, posta sul Danubio poco ad est di Bratislava, un passaggio avvenuto ancora prima della vendita del 66% di SE a Enel. Pravda scrive che secondo un trattato internazionale la centrale di Gabcikovo sarebbe dovuta rimanere di proprietà dello Stato, e allora il governo Dzurinda girò l’impianto a una società statale, la quale poi firmò un contratto trentennale con SE. Pare infatti che agenti di polizia si siano presentati anche alla sede di questa società, la Vodohospodárska výstavba, š.p., per chiedere i documenti del contratto di locazione della centrale.

Il quotidiano Hospodarske Noviny, sulle ragioni alla base della presunta indagine, ha scritto che la vendita al gruppo Enel, completata nel 2006, fu fatta quando era in carica il secondo governo di Mikulas Dzurinda (2002-06). La transazione, per l’importo di 839 milioni di euro, fu più volte contestata, tra gli altri, dal leader di Smer-SD e attuale Primo ministro Robert Fico, allora all’opposizione, giudicando l’operazione svantaggiosa per il Paese e il valore della cessione troppo basso. Nel processo di privatizzazione furono coinvolti tre ministri all’Economia: Pavol Rusko (ANO), sotto il quale ci furono le prime trattative, Ivan Miklos (SDKU-DS) e Jirko Malcharek (ANO) che formalmente chiuse il contratto, e il cui nome finì anche nel calderone del dossier Gorila, il caso di intercettazioni sulla corruzione del governo di quegli anni. Malcharek ha sempre negato che la cessione fosse svantaggiosa per la Slovacchia.

La dichiarazione ufficiale concessaci da SE su quanto sta accadendo è questa: «Con riferimento alle attuali raccolte di documenti in corso presso gli uffici di Slovenske Elektrarne, la società informa che i manager e i dipendenti sono attualmente impegnati nel fornire pieno supporto alla polizia. Come comunicato dalle autorità pubbliche, il focus delle indagini si riferisce a fatti verificatisi nel periodo prima del completamento della privatizzazione di SE, cioè aprile 2006». Una cosa che la gestione corrente di SE ci tiene a specificare è che «i fatti oggetto dell’indagine sono legati al periodo precedente all’entrata di Enel nella società».

Non si può del tutto escludere che l’indagine della polizia sia un modo per il governo di rallentare la paventata vendita della quota di Enel nel primo produttore energetico del Paese. Quota che il nuovo ad Starace ha detto di voler cedere entro l’anno per ridurre con l’incasso (stimato secondo alcuni in 2,8-3 miliardi) il debito complessivo del gruppo energetico italiano.

Enel avrebbe un po’ di gatte da pelare anche a Bucarest, dopo l’annuncio della cessione dei suoi asset anche in Romania. Il Ministero dell’Energia romeno ha annunciato in questi giorni di voler chiedere al gruppo italiano l’acquisto della quota restante di Electrica Muntenia Sud (comprata al 64% nel 2007), minacciando un ricorso alla Corte arbitrale di Parigi. Nell’accordo del 2007 con cui presero il controllo della società, gli italiani si erano impegnati, dice Reuters, a rilevare in parte o completamente anche il restante 24% in mano statale, che appunto varrebbe oltre mezzo miliardo di euro.

(Red)

Foto Slovenske Elektrarne – www.seas.sk

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