Russia e Ue, relazioni legate a doppio filo

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La recente e tragica crisi ucraina, che ha direttamente interessato l’Europa e la sua opinione pubblica, ha rilanciato l’approfondimento di temi da tempo trascurati. Tra questi, il ruolo della politica estera comunitaria e il comportamento che l’Unione europea (Ue) dovrebbe tenere nei confronti di un paese vicino e geopoliticamente importante come la Federazione Russa.

Attualmente, rispetto a queste esigenze, la risposta dell’Ue risulta confusa. Si ha una percezione d’incertezza rispetto al suo operato. Incertezza causata dalla mancanza di coesione tra i Paesi membri: alcuni troppo rigidi sulle proprie posizioni; altri troppo permissivi rispetto alle volontà russe. Questa incertezza è inoltre alimentata dal comportamento russo, che predilige da sempre un rapporto bilaterale con i singoli Stati membri Ue, dimostrando così di non avere una grande considerazione dell’Unione né delle politiche o delle istituzioni comunitarie.

All’origine dell’incerto atteggiamento dell’Ue nella questione ucraina, ci può essere una carenza di comprensione e di studio della storia e della cultura russa: da sempre sospesa tra Europa e Asia, tra occidentalismo e slavofilismo, con diverse nazionalità tenute insieme nei secoli da forme di governo autocratico, la Russia è soprattutto un paese orgoglioso, conscio del suo recente passato. Senza comprendere questi elementi è impossibile capire perché Vladimir Putin abbia un consenso così ampio e duraturo e perché l’orgoglio russo si rispecchi in una politica egemonica ai danni delle altre ex repubbliche dell’Unione sovietica.

La mancata comprensione di questi fattori ha condotto l’Ue all’avventato e incondizionato appoggio all’Euromaidan provocando l’irrigidimento e la reazione russa, con ripercussioni negative per tutte le parti in causa, prima fra tutte l’Ucraina stessa.

Ad essere danneggiate sono state anche le relazioni Russia-Ue che hanno visto emergere il fattore competizione. Una competizione, più che di natura economica, di carattere geopolitico, che si riaffaccia ciclicamente ogniqualvolta la Russia sente colpita un’area ritenuta di proprio interesse strategico come già accaduto in Georgia nel 2008.

Nonostante questi periodici irrigidimenti, le relazioni tra Ue e Russia si fondano sulla collaborazione e sull’interdipendenza. Collaborazione nei più svariati ambiti: in materia di sicurezza, con la dichiarazione congiunta del 28 gennaio 2014 sulla lotta al terrorismo, nella quale v’è l’impegno a rafforzare la cooperazione in risposta ai reati commessi da terroristi e gruppi organizzati; in ambito culturale, dell’educazione e della ricerca; infine in ambito economico, degli investimenti e dell’energia.

Quest’ultima collaborazione è certamente la più rilevante poiché si basa su una vera e propria interdipendenza. Le due economie sono infatti complementari: l’Ue importa materie prime, la Russia prodotti finiti. La Russia è anche il terzo più grande partner commerciale dell’Unione europea con un mercato vastissimo con enormi margini di sviluppo. L’importanza della collaborazione Ue-Russia è addirittura fondamentale se si pensa al gas russo, dal quale l’Unione dipende in larga misura.

La rilevanza della Russia, il suo ruolo nell’economia dell’Unione, in primis energetico, la rendono quindi un partner essenziale con il quale mantenere ottimi rapporti. Nei suoi confronti l’Ue dovrebbe tenere un atteggiamento amichevole e disponibile pur rimanendo salda sulle proprie posizioni, al fine di non fare trasparire alcun segno di debolezza che possa essere interpretato dalla Russia come arrendevolezza.

A ciò si aggiunge quello che deve essere un elemento imprescindibile della politica dell’Unione: una posizione univoca che concili i numerosi e spesso divergenti interessi degli Stati membri. Per avere una relazione ottimale con la Russia, l’Ue non deve inoltre assumere una politica che possa essere percepita come pedissequamente filo-americana, politica che potrebbe minare alle fondamenta qualsiasi rapporto con Mosca.

Con una politica univoca e autonoma, l’Unione europea avrà la possibilità di farsi ascoltare e rispettare da un interlocutore che nonostante le sue idiosincrasie ha tutto l’interesse e la volontà di mantenere un proficuo e stabile rapporto con il suo vicino occidentale.

(Edoardo Toniutti, Università di Roma 3, via AffarInternazionali.it)

Foto EU Council@Flickr

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