Baťa: discendenti chiedono risarcimento miliardario alla Slovacchia – *UN ANNO FA*

bata-negozio-firenze_(autore_Gryffindor@wikipedia_CC)

Articolo uscito in origine su Buongiorno Slovacchia il 24/05/2013

Cinque discendenti di uno dei maggiori rappresentanti della famiglia cecoslovacca delle scarpe, Jan Antonin Bata, stanno sostenendo una richiesta di risarcimento per le proprietà della famiglia che sono state ingiustamente confiscate al capostipite quando fu accusato di collaborazionismo con i nazisti. Accuse che i documenti d’archivio hanno dimostrato essere del tutto inventate, dato che Bata avrebbe fatto esattamente l’opposto. Le imprese di Bata hanno sostenuto finanziariamente durante la guerra il governo cecoslovacco in esilio a Londra, e destinato decine di migliaia di sterline e dollari per azioni contro gli occupanti nazisti.

Nel 2007, preso atto delle nuove circostanze, un tribunale annullò il verdetto emesso nella Cecoslovacchia post-conflitto e riabilitò il nome di Bata con 60 anni di ritardo. I cinque discendenti di Bata che vivono nel Sud America hanno fatto sapere che una volta messi a punto i documenti necessari hanno intenzione di inviare una richiesta di risarcimento anche al Ministero delle Finanze slovacco. Non chiederanno la restituzione delle proprietà, ma piuttosto un indennizzo finanziario per i beni immobili confiscati in diverse località slovacche, tra le quali Partizanske e Svit. Tra di essi vi è anche il castello di Bojnice, che è valutato oltre 300 milioni di euro. La famiglia Bata avrebbe in programma di investire il ricavato in Slovacchia e in qualche modo seguire le orme dell’antenato.

Jan Antonin Bata prese in carico nel 1932 la ditta Baťa, il cui nome campeggia sul marchio presente in molti paesi del mondo (mantenendo la t accentata soltanto nei paesi eredi della Cecoslovacchia), dopo la morte del fratellastro Tomas. Questi, erede di una famiglia di calzolai, aveva fondato nel 1894, diciottenne, una fabbrica nella città morava di Zlin con dieci dipendenti a tempo pieno. Una crisi finanziaria diede a Tomas l’idea di produrre scarpe in tela, anziché in pelle, il che portò subito al successo la ditta, che arrivò velocemente a 50 stipendiati. L’uso di macchinari e tecniche ultra-moderne per i tempi, e l’ispirazione al modello aziendale di Henry Ford, fece di Bata all’inizio del ‘900 la prima fabbrica di scarpe di massa in Europa, specializzata in calzature da lavoro conosciute per il buon prezzo, ma anche per stile e leggerezza. Nel 1912 impiegava già 600 dipendenti in azienda, e altre centinaia lavoravano da casa nei dintorni.

Fornitore durante la Grande Guerra dell’esercito austro-ungarico, il che moltiplicò l’azienda con succursali e filiali in diverse città, inclusa Vienna, nel primo dopoguerra riuscì a dimezzare i prezzi dei suoi prodotti restando con successo sul mercato mentre i concorrenti chiudevano. Ottenne di poter ridurre di conseguenza lo stipendio dei dipendenti, e in cambio offrì loro premi di produzione e incentivi, di fatto inventando le moderne stock options.

A Zlin si ingrandì al punti di trasformare la fabbrica in una “Bataville”, modello poi replicato in Lorena (Francia) e in altri luoghi, una vera città con tanto di comparto industriale per la produzione non solo di scarpe, ma anche di tutto quello che la fabbrica necessitava in fatto di prodotti chimici, attrezzature, impianti meccanici, eccetera, fino alla fabbrica di cartone per la produzione di imballaggi. Inoltre, erano presenti una centrale elettrica e attività agricole per coprire il fabbisogno energetico e alimentare della città, e i lavoratori e loro famiglie avevano a disposizione i necessari servizi alla vita di tutti i giorni: abitazioni, negozi, scuole, ospedale.

Divenne nel corso degli anni un vero gruppo industriale, con decine di sussidiarie e controllate in ogni branca produttiva e dei servizi. Quando Tomas Bata morì in un incidente aereo, nel 1932, esistevano stabilimenti del gruppo anche in Germania, Gran Bretagna, Polonia, Olanda e altri paesi, e i dipendenti del gruppo erano ormai oltre 16 mila. Prese il timone societario Jan Antonin, che seguì lo schema di sviluppo disegnato dal defunto fratello portando Bata a una dimensione sei volte maggiore, con l’apertura di grandi sedi produttive anche negli Stati Uniti, Canada, Brasile, Kenya e in India, e l’acquisto di migliaia di negozi un po’ in tutto il mondo. Prima dell’inizio della guerra l’insegna Bata campeggiava su oltre 5 mila negozi, e aveva a libro paga 65 mila lavoratori.

Dopo la seconda Guerra mondiale le proprietà e le fabbriche in tutto l’Est Europa, finito sotto il controllo di regimi comunisti, vennero nazionalizzate. La società proseguì il business da oltre oceano, concentrandosi sulle fabbriche e i negozi rimasti, e il quartier generale fu stabilito a Toronto, in Canada.

Nel 1989, ritornata la democrazia, il governo della Cecoslovacchia offrì al figlio di Tomas Bata, Thomas Jan, di investire nello stabilimento calzaturiero di Svit, che era in difficoltà, e che è invece rimasto di proprietà dello Stato fino alle privatizzazioni effettuate con i coupon a metà degli anni ’90, nel pieno dell’era Meciar. La fabbrica è poi fallita nel 2000.

Bata ha lasciato nel 2004 il Canada (mantenendovi una fondazione e il museo) per stabilirsi in Svizzera. Negli anni recenti si è in parte disimpegnata dalla produzione per concentrarsi sulla vendita del marchio nei negozi al dettaglio.

Tra i lavoratori dell’impero Bata vi fu anche il plurimedagliato e recordman dell’atletica internazionale Emil Zatopek (quattro ori e un argento alle Olimpiadi), che fu assunto sedicenne nella fabbrica di Zlin.

(La Redazione, Fonti varie+Wikipedia)

Foto Gryffindor@wikipedia

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