È Juncker il nuovo Presidente della Commissione Europea

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Jean Claude Juncker è il nuovo Presidente della Commissione Europea. Il Parlamento Europeo si è espresso a suo favore il 15 luglio con 422 favorevoli, 250 astenuti e 57 contrari. Rispettate dunque le attese, che dopo la designazione di Juncker da parte del Consiglio Europeo, vedevano come molto probabile la formazione in aula di una grande coalizione a favore del candidato del Partito Popolare Europeo (PPE), che necessitava di 376 voti. Juncker ha incassato il sostegno diffuso nel gruppo PPE, nel gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) e in quello dei Liberali (ALDE), forse anche fra i Verdi. Il voto si è svolto infatti a scrutinio segreto.

Dunque è stata una giornata storica per l’Unione Europea: il nuovo Presidente della Commissione infatti non solo ha incassato la fiducia quasi unanime del Consiglio Europeo (solo Gran Bretagna e Ungheria si sono distinte), ma anche del nuovo PE. Juncker era uno dei candidati alla guida della Commissione indicati dai partiti europei prima delle scorse elezioni di maggio. Per la prima volta, nonostante le polemiche, la guida dell’esecutivo comunitario ha dunque  goduto di un’investitura elettorale importante.

Juncker si è recato nella mattina in aula presentando la sua agenda programmatica, intitolata “Un nuovo principio per l’Europa”, la cui stesura è stata conclusa dopo gli incontri della scorsa settimana con i gruppi politici al PE. Acquisito l’appoggio del suo gruppo, quello del PPE, l’ex Presidente dell’Eurogruppo ha evidenziato alcuni passaggi che certamente hanno solleticato l’attenzione degli alleati socialisti. La notizia dunque è il lancio, da concludere entro febbraio 2015, di un grande piano di investimenti pubblici e privati, da 300 miliardi in 3 anni, mobilitando risorse del bilancio europeo e della Banca Europea degli Investimenti, per eliminare il “ventinovesimo Paese dell’UE”: quello composto dai disoccupati. Si segnalano anche aperture per un salario minimo garantito.

Fra le pieghe del programma riemergono comunque anche i cavalli di battaglia dei moderati e, in parti, delle forze liberali. Grande attenzione viene riposta sul recupero di competitività, da attuarsi tramite uno snellimento delle norme e la lotta agli oneri burocratici eccessivi. Sulla stabilità finanziaria, Juncker ha ricordato che i rischi non sono conclusi e ha ribadito che la sua Commissione si atterrà a quanto stabilito dal Consiglio Europeo in materia di flessibilità all’interno delle regole già esistenti.

Importante poi anche l’annuncio del nuovo Presidente della Commissione dell’istituzione di un Commissario addetto all’Immigrazione, perché “i migranti non sono un problema di Italia e Cipro”, ma di tutta l’Unione. È necessaria maggiore solidarietà, che passa anche attraverso la formazione di team di Guardie di Frontiera, che operino con celerità all’interno di Frontex.

L’elezione di Juncker è stata salutata come “un giorno storico” dal capogruppo del PPE Manfred Weber. Soddisfazione trapela anche dalle file del centro-sinistra, dove le trattative fra il Presidente del gruppo S&D Gianni Pittella e lo stesso Juncker sembrano essere andate a buon fine. Per l’ALDE, il voto a favore di Juncker costituisce un impegno per il “consolidamento della democrazia”. Come ci si aspettava, il gruppo dei Conservatori ha rifiutato di appoggiarlo, criticando il metodo con cui è stato candidato e dubitando della sua capacità di essere davvero l’uomo della svolta. No convinto anche da parte di EFDD (UKIP e Movimento Cinque Stelle, “non credo a una singola parola di Juncker”, ha detto Nigel Farage) e della Sinistra Europea. La presidenza dei Verdi invece ha fatto sapere che “la maggioranza del gruppo” non era convinta della politica della grande coalizione per cambiare l’Europa.

L’ex Presidente dell’Eurogruppo inizierà il proprio mandato il prossimo 1 novembre. Si apre ora la delicata partita per la scelta degli altri Commissari, uno per ogni Paese membro, e, nell’immediato, per il nome dell’Alto Rappresentante, su cui si esprimeranno i capi di Stato e di governo in riunione domani. Rimane favorita il Ministro degli Esteri Federica Mogherini, anche se ritenuta da alcuni Paesi orientali troppo filo russa. Prende forza quindi anche il nome dell’attuale Commissario all’Aiuto Umanitario Kristalina Georgieva.

(Luca Barana, via RivistaEuropae.eu)

Foto EU Parliament@Flickr 

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