Cséfalvay – Németh – Žabková: l’arte slovacca “On The Stage” a Roma

csefalvay-maketa

È stata inaugurata il 10 luglio alla Gallery Apart di Roma la mostra “On the Stage”, che sino al 19 settembre presenta tre artisti slovacchi – András Cséfalvay, Ilona Németh, Zuzana Žabková – che focalizzano il tema della relazione tra la percezione di un’opera d’arte, lo spettatore e la scena, nel senso di rappresentazione e relative difficoltà.

Il tema principale dei lavori di András Cséfalvay include la presentazione delle ambizioni umane, la tendenza a voler salvare l’umanità, il messianismo, la caduta degli eroi, l’incapacità di conseguire le ambizioni e il vuoto delle gesta eroiche. Tali tematiche spesso appaiono nelle opere classiche. András Cséfalvay propone in mostra Maquette/Maketa, lavoro per il quale ha ricevuto il Premio Oskár Cepan 2009 e che è uno tra i suoi lavori più significativi. L’artista spesso utilizza la musica nei suoi lavori e ha recentemente pubblicato il suo primo album musicale. Il protagonista principale dell’opera in mostra è lo stesso András Cséfalvay alle prese con l’ambizione di creare un’opera epica monumentale, con un’orchestra sinfonica, una scenografia epica e tutto il resto di cui vi può essere bisogno. Maquette/Maketa è un modello di un’opera consistente in tre videoproiezioni che evocano la scena di un’opera. Sui lati di un drappeggio scuro a forma di U, l’artista proietta immagini statiche di palchi di teatro vuoti, mentre il nucleo della proiezione – una scena di un’opera – avviene al centro. Il video, in cui l’artista assume il ruolo di principale autore, compositore, regista, musicista, cantante e attore, racconta diverse opere incompiute, attraverso l’illustrazione dei moventi musicali e visuali proposti. La chiave di lettura del ciclo propone il protagonista principale al centro dell’attenzione. Nella sua storia, percepiamo i suoi costanti tentativi di avere successo e i suoi conseguenti fallimenti. András Cséfalvay è interessato all’opera come Gesamkunstwerk – e creandola suppone di dimostrare il suo successo, il raggiungimento dell’obiettivo di tutta una vita. Il lavoro è una maquette e anche se funziona da solo come autonoma opera d’arte, richiama l’attenzione sul fatto che l’opera in realtà non ha mai realmente bisogno di essere finita.

Ilona Németh presenta un’installazione monumentale site-specific dal titolo Auditorium/Hladisko che allude all’autoreferenzialità, sconvolgendo i ruoli di spettatore e attore. Una costruzione in metallo con sedie di plastica simili a uno stadio a cielo aperto. La struttura interna, simile ad un ponteggio, non costituisce una scultura indipendente ma si adegua di volta in volta agli spazi in cui viene esposta. Questa costruzione affascinante e allo stesso tempo aggressiva, con un proprio ritmo e una natura ripetitiva, suggerisce anche il motivo di un’eco, l’impossibilità di un dialogo, una situazione di stallo. Tra le altre cose, il progetto si riferisce anche agli attuali complicati rapporti di forza fra le istituzioni di arte contemporanea nell’area dell’Europa centrale. Analogamente all’opera di András Cséfalvay, il progetto di Ilona Németh attiene all’equilibrio precario tra successo e fallimento.

Il video dal titolo Small Odyssey II (2011) di Zuzana Žabková è una contemplazione introversa sui mezzi di espressione, sulla vacuità e, come per le altre opere in mostra, anche sul possibile fallimento. Il video mostra una persona che suona il pianoforte, ma lo strumento musicale non produce alcuna melodia; tutto ciò che sentiamo è il suono dolce delle dita che toccano i tasti. Il video è una coreografia specifica per le mani. La giovane artista Zuzana Žabková è nota in particolare per la capacità di unire coreografia contemporanea, danza e arti visive. La sua opera si concentra sulla videoarte, le performances video, la coreografia, il montaggio, la sound-art e loro derivati. Nelle sue opere spesso l’artista manipola le definizioni di “utopie quotidiane abituali”. Attraverso degli esperimenti, fornisce una panoramica sulla variabilità delle definizioni date, imparando così insieme al pubblico dai suoi propri errori. Forse anche per un futuro migliore.

La mostra, che resterà chiusa nel mese di agosto, è a cura di Lýdia Pribišová e gode del supporto del Ministero della Cultura della Repubblica Slovacca e del patrocinio di Istituto Balassi Accademia di Ungheria in Roma, Pilot e Studio Cipriani Locardi.

Cosa:ON THE STAGE, András Cséfalvay, Ilona Németh, Zuzana Žabková
Dove: The Gallery Apart, Via Francesco Negri 43 , 00154 Roma
Quando: fino al 18 settembre 2014 – chiuso in agosto
Orari: da martedì a sabato ore 15.00 – 19.00 e su appuntamento
Curatore: Lydia Pribisova
Ingresso gratuito
Info: +39 06 68809863, info@thegalleryapart.it,
www.thegalleryapart.it

Nella foto:  András Cséfalvay, Maketa

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