Enel, avvio della vendita della controllata slovacca. Nominati gli advisor finanziari

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Giovedì 10 luglio il consiglio di amministrazione di Enel SpA ha discusso del programma di vendite di proprie controllate allo scopo di rafforzare la struttura patrimoniale del gruppo e ridurre il valore del debito secondo il Piano industriale 2014-2018. Come aveva anticipato settimane fa, il nuovo Ad del gruppo energetico italiano Francesco Starace ha informato il Cda sugli sviluppi del programma che prevederebbe la vendita di alcune proprietà in Europa centro-orientale, tra le quali spicca la quota di maggioranza nella slovacca Slovenské Elektrarne (SE), che da sola vale quasi i tre quarti del pacchetto di 4,4 miliardi che Enel intende raccogliere per un taglio del debito globale da 41,5 a 37 miliardi di euro entro la fine di quest’anno.

Il comunicato ufficiale del gruppo italiano è per la verità più vago di così, e dice che l’Ad ha informato il Cda che, «nell’ambito di tale programma, sono stati individuati come possibile oggetto di vendita da parte del Gruppo Enel gli asset di generazione posseduti in Slovacchia e gli asset di distribuzione e vendita posseduti in Romania». Sempre la stessa nota indica che le società partecipate e i rispettivi azionisti di minoranza, nonché i rispettivi governi  e le autorità competenti sono stati formalmente informati dell’avvio dei processi di vendita. Il gruppo Enel ha inoltre provveduto a nominare Bnp Paribas e Deutsche Bank quali advisor finanziari per il mandato per la cessione. Le banche d’affari stimerebbero la quota di Enel nella società di produzione slovacca tra i 2,3 e i 3 miliardi di euro, dai quali vanno comunque tolti 550 milioni di debiti di SE.

Il Cda ha preso atto delle informazioni dell’Ad Starace, e si riserva, leggiamo, «di esaminare e valutare nei prossimi mesi, all’esito delle procedure di vendita delle indicate partecipazioni possedute dal Gruppo Enel in Slovacchia e in Romania, le offerte  dei potenziali acquirenti».

Enel aveva acquisito dallo Stato slovacco il 66% della società nel 2006 con una spesa di 840 milioni di euro, allo scopo di riacquisire competenze dirette nella gestione di impianti ad energia nucleare in vista di una possibile reintroduzione del nucleare anche in Italia. SE governa infatti l’attività di quattro reattori nucleari suddivisi in due centrali (Jaslovske Bohunice e Mochovce) e ha rilanciato dopo vent’anni di stop (causa carenze finanziarie) la costruzione di due nuovi blocchi atomici a Mochovce, con investimenti che ad oggi sono arrivati a circa 3,8 miliardi di euro, il doppio di quanto stimato nel 2005, e una serie di ritardi dovuti, pare, all’implementazione di più stringenti misure di sicurezza in seguito all’incidente di Fukushima. I ritardi porteranno all’apertura dei due reattori presumibilmente nel 2016, tre-quattro anni dopo le previsioni (un primo blocco doveva entrare in funzione nel 2012), ma una relazione completa prevista per dopo estate dovrebbe dare dei dati più precisi su tempi e costi dei lavori ancora necessari nel sito di Mochovce.

Slovenské Elektrarne è il principale produttore nazionale con circa l’80% di quota di mercato, e il secondo nell’Europa centro-orientale.

Diverse sono le voci nelle ultime settimane che parlavano di un interesse per SE da parte del gruppo ceco CEZ, magari insieme alla russa Rosatom, o dei cinesi di China National Nuclear Corporation. Carlo Festa del Sole 24 Ore riportava anche dell’interesse del gruppo ceco EPH (che già ha acquisito netli ultimi due anni diverse controllate nel settore energetico in Slovacchia). I possibili acquirenti, tuttavia, potrebbero essere interessati a fare uno spezzatino di SE: potrebbero volere certi asset ma non tutto il pacchett, in particolare non la centrale in costruzione, che è prioritaria per il governo ma per la quale gli investimenti necessari non sono ancora completamente definiti.

Nel frattempo, il 10 giugno scorso SE ha firmato a Mosca un contratto per un prestito di 870 milioni di euro con Sberbank CIB con scadenza a fine 2021. All’atto della firma il ceo D’Agnese ha detto che «il completamento di questo contratto rappresenta una tappa importante nel rafforzamento della stabilità finanziaria della società e sostiene i nostri piani di crescita nella regione dell’Europa Centrale»

Oltre alla Slovacchia, il Cda di Enel ha approvato la cessione anche degli asset in Romania, con diverse società che si occupano di distribuzione e vendita dell’energia. Tra le ragioni citate dal gruppo Enel nei mesi scorsi per queste cessioni vi sono i prezzi di vendita dell’elettricità, che in tutto il centro-est Europa rimangono bassi e poco remunerativi. Enel opera in 40 paesi e 4 continenti, e se sta in parte liberandosi delle controllate in Europa, pensa di riorganizzarsi in America Latina, dove si attende la maggior crescita nel prossimo futuro.

(La Redazione)

Foto Dean Calma / IAEA @Flickr

1 comment to Enel, avvio della vendita della controllata slovacca. Nominati gli advisor finanziari

  • Armando De Dominici

    Enel vende la partecipazione, che era strategica in vista di un ritorno del nucleare in Italia, e lo fa per incrementare i suoi investimenti su asset in sud e centro America. E quale sarà il business di Enel? FER. Ovvero Fonti Energetiche Rinnovabili. Il governo slovacco dovrebbe prendere atto di questo cambiamento epocale, non mi riferisco alla modifica delle strategie di Enel, ma al modello energetico che, oggi, è ben diverso da solo 10 anni fa. Ma questa è una altra storia

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