UE: Juncker, l’usato che può innovare

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Nel percorso che ha portato alla decisione da parte del Consiglio europeo del 26-27 giugno di candidare Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione europea, bisogna distinguere il metodo dal profilo del candidato.

Il metodo è sicuramente un’innovazione. Sia perché – su richiesta del premier inglese David Cameron, deciso oppositore alla nomina di Juncker – non si è votato per consenso unanime, ma si è fatto ricorso a un voto formale (finito 26 contro 2). Sia perché i capi di stato e di governo hanno tenuto conto del risultato democratico delle elezioni europee del 25 maggio.

È stato infatti designato il candidato indicato dal Ppe, il Partito popolare europeo che ha ottenuto la maggioranza relativa al Parlamento. La vera vincitrice di questa partita sembra essere dunque l’assemblea di Strasburgo uscita dalle elezioni europee.

Juncker, vecchio capitano della politica europea

Se questi sono gli aspetti innovativi nella procedura seguita per designare Juncker, l’ex premier del Lussemburgo non rappresenta tuttavia una scelta di rinnovamento, dal momento che ha governato e gestito la politica del suo paese come presidente del Consiglio dal 1995 al 2013, ha partecipato per quasi venticinque anni alla definizione della politica europea e ha gestito la politica monetaria e finanziaria dell’Unione europea (Ue) come presidente dell’Eurogruppo per otto anni.

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Foto eppofficial@flickr

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