La Slovacchia e i muri anti-rom

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Si definisce una comunità, le si attribuiscono caratteristiche specifiche e, a furia di utilizzare termini come “noi” e “loro”, si instaurano stereotipi. Quando poi quella comunità ben definita trasborda nella nostra, prede dell’insicurezza identitaria ed economica (i tempi sono quelli che sono), puntiamo il dito alla ricerca di possibili colpevoli e adottiamo la soluzione più semplice: innalziamo mura, separiamo e segreghiamo.

Grossomodo è quello che è successo e succede in Slovacchia; categoria presa d’assalto, quella Rom. Un vortice xenofobo che ha influenzato l’atteggiamento politico slovacco e che il Cerd definisce come “diffidenza radicata che si manifesta nella costruzione dei muri anti-Rom”.

Il primo caso riportato dalla stampa internazionale è quello del 2009, quando una barriera in calcestruzzo lunga 150 metri venne sollevata nella cittadina di Ostrovany per un costo di 13mila €. Seguono, nel 2010, le barriere innalzate a Trebišov e a Michalovce, a Prešov come a Plavecký Štvrtok. Nel settembre 2011 il comune di Vrútky solleva un altro muro per separare asilo nido e edifici residenziali da un’area abitata in prevalenza da Rom.

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Foto: muro anti rom a Secovce – da video di Tomáš Rafa

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