Novy Cas condannato a scusarsi in prima pagina per la festa dei giudici di Rajecke Teplice

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Un giudice della Corte distrettuale di Bratislava II ha condannato il tabloid Novy Cas dell’editore Ringier Axel Springer a fare le sue scuse al giudice della Corte Suprema Daniel Hudak per il controverso “caso Bonanno”. Nell’autunno 2010 a una festa privata presso il Bar Bonanno, nella località termale di Rajecke Teplice, un giudice in pensione si abbigliò con fucile d’assalto (finto) e cuffie blu. Un abbigliamento simile a quello del pluriomicida Lubomir Harman che due mesi prima aveva massacrato sette persone e ferite altre quindici per strada a Devinska Nova Ves, quartiere periferico di Bratislava, prima di suicidarsi una volta circondato dalla polizia. Alla festa erano presenti giudici e avvocati.

Il tabloid Novy Cas entrò in possesso nel giugno successivo di fotografie che documentavano la serata, con l’immagine del giudice in pensione Tibor Pechy “vestito” da Harman, e non esitò a pubblicarle insieme a un video, attirandosi così una serie di denunce per diffamazione con richieste di risarcimento per 940 mila euro in totale.

La strage di Devinska Nova Ves, compiuta da un 48enne che amava sparare per sport e passatempo ma che non aveva mai mostrato particolari segni di aggressività, lasciò nella gente comune un senso di timore per un fenomeno nuovo nel Paese, un tipo di violenza che è più comune assimilare alla società statunitense, dove il commercio di armi è libero, piuttosto che a casa loro. Il fatto portò l’allora governo di centro-destra a prendere provvedimenti sul rilascio delle licenze di porto d’armi, con test psicologici più stringenti.

Nella causa ha vinto la linea dell’accusa, che riteneva non corretto associare le immagini della festa con la strage di Devinska Nova Ves, sostenendo che non c’è stata alcuna mimica del comportamento di Harman come illustrato dai pochi scatti esistenti di quella mattinata di vero orrore del 30 agosto 2010. Secondo il verdetto, che lo condanna a pubblicare le scuse in prima pagina con un titolo della stessa dimensione degli articoli originali, il giornale ha infranto il diritto di Hudak alla tutela dell’integrità personale, e l’articolo criticava il fatto in modo ritenuto non appropriato e con dichiarazioni di valutazione inadeguate. Infine, Novy Cas avrebbe violato la legge pubblicando la foto del giudice Hudak con il suo nome senza il suo consenso. La decisione dei giudici, tuttavia, non riguarda – non ancora – la richiesta di danni, su cui delibererà la Corte regionale quando la sentenza sarà definitiva. Hudak ha chiesto 100 mila euro. L’editore ha già anticipato l’intenzione di fare ricorso contro la sentenza.

Il giudizio della corte preoccupa chi si occupa di libertà di stampa. L’International Press Institute (IPI), filiale slovacca, ha fatto sapere che i giudici della Corte di Bratislava II hanno solidarizzato, in una situazione inopportuna, con i colleghi protagonisti della festa, e condannato il giornale per la pubblicazione di immagini di un comportamento sgradevole di rappresentanti della magistratura come giudici, pubblici ministeri e altre figure del settore. L’IPI slovacco sollecita ora la Corte regionale a visionare con imparzialità foto e video, che dimostrano come si svolsero i fatti, e a deliberare correttamente per cancellare questo “incomprensibile verdetto”.

Anche l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) aveva recentemente citato il caso per indicare come la pressione giudiziaria sui media sia la più grande minaccia alla libertà di stampa in Slovacchia.

(La Redazione, Fonte The Slovak Spectator)

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