Gasdotto Southstream: Putin in Austria divide l’Europa

southstream-gasdotto_(img_Gazprom.com)

Il Southstream si farà, ed arriverà in Austria, inondando l’Europa di un’ampia quantità di gas russo destinato solamente a mettere a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 24 giugno, il monopolista statale russo del gas Gazprom e la compagnia energetica austriaca OMV hanno firmato un accordo per la realizzazione del Southstream, gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Austria 32 miliardi di metri cubi di gas attraverso Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia.

Oltre al Southstream, su cui l’investimento stimato è pari ad un minimo di 25 miliardi di euro, Gazprom e OMV hanno discusso in merito alla cessione al monopolista russo di una quota considerevole del terminale di Baumgartner, poco fuori Vienna, punto di arrivo del Southstream e destinato a diventare il principale hub del gas russo in Europa.

L’operazione Southstream rappresenta una vittoria geopolitica per la Russia, che con la realizzazione del gasdotto, ed il controllo del terminale di Baumgartner, rafforza la presenza di Mosca nei mercati energetici dei Paesi dell’Europa Centrale, già di per sé fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo.

Inoltre, l’asse tra Gazprom e la OMV ha anche una valenza politica, in quanto il Southstream è stato congelato in seguito alle sanzioni applicate dall’Unione Europea alla Russia per l’aggressione militare all’Ucraina.

La firma dell’accordo per il Southstream tra Gazprom e OMV è stata infatti l’occasione per il Presidente russo Vladimir Putin di rompere l’isolamento internazionale posto nei suoi confronti dai principali Paesi UE, facendosi ricevere con tutti gli onori dal Capo di Stato austriaco Heinz Fischer.

Putin, che con sé a Vienna ha portato anche Vladimir Yakunin, capo delle Ferrovie russe colpito dalle sanzioni applicate dall’Occidente, ha dimostrato di essere in grado di rompere il fronte europeo, che nei confronti della Russia si è sempre mosso diviso tra Paesi occidentali filorussi e Paesi dell’Europa Centro-Orientale maggiormente critici nei confronti di Mosca.

Il divide et impera di Putin ha come primo obiettivo la Commissione Europea, che oltre ad avere congelato il Southstream ha anche questionato la conformità del gasdotto con i regolamenti UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza.

La Commissione Europea, che sta approntando un progetto di diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dal carburante russo, ha anche ammonito OMV sulla cessione a Gazprom di quote del terminale di Baumgartner, decisione ritenuta pericolosa per l’indipendenza energetica dei Paesi UE.

Infine, l’accordo di Putin con l’Austria rappresenta un colpo inferto a singoli Paesi UE, tra cui l’Italia, che, secondo i progetti iniziali, sarebbe dovuta essere il punto di approdo del Southstream, al posto dell’Austria.

Con l’approdo del gasdotto a Baumgartner, l’Italia è stata così punita dalla Russia per il sostegno dato al Gasdotto Trans Adriatico – TAP – progettato dall’Unione Europea per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan dalla Grecia attraverso l’Albania direttamente in Salento.

L’accordo Putin-Austria sul Southstream colpisce anche la Slovacchia, che finora è stato il principale Paese UE di transito del gas russo dall’Ucraina all’Europa occidentale. La Slovacchia, che col Southstream si troverà de facto bypassata, è stata punita dalla Russia per essersi avvalsa dei suoi gasdotti per rifornire l’Ucraina di gas russo da ovest.

Infine, tra i puniti da parte di Putin c’è la Polonia: il Paese che, più di tutti, sta supportando la realizzazione dell’Unione Energetica Europea per dotare l’UE di un’unica politica in materia di energia che porti l’Europa a decrementare la dipendenza dalla Russia.

I polacchi mostrano agli austriaci come si sta in Europa

A commento dell’accordo tra Gazprom e OMV per il Southstream, criticato fin da subito dal Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, il Presidente austriaco Fischer ha dichiarato che il ruolo geopolitico dell’Austria è quello di costruire ponti tra l’Europa e la Russia, a prescindere dalla posizione assunta dall’Unione Europea.

Più tagliente delle dichiarazioni di stampo eurasista di Fischer sono state le parole del Ministro austriaco dell’Economia, Reinhold Mitterlehner, riportate dall’autorevole Gazeta Wyborcza. “Quando questo inverno mancherà il gas – ha dichiarato – sarà inutile spiegare alla nostra gente che esiste una solidarietà europea”.

A smentire le parole di Mitterlehner sono tuttavia i fatti compiuti dalla Polonia, che, grazie ai finanziamenti europei, sta realizzando nuovi gasdotti per mettere in comunicazione il sistema infrastrutturale energetico polacco con quello di Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia e degli altri Paesi UE.

La Polonia, sempre grazie anche ad investimenti europei, sta inoltre realizzando il rigassificatore di Swinoujscie, in Pomerania, per importare in Europa gas liquefatto proveniente da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America.

“Se tutti i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE fossero uniti tra loro l’Europa Centro-Orientale, che è fortemente dipendente dal gas della Russia, potrebbe tranquillamente importare gas dai rigassificatori della Spagna” ha dichiarato il Premier polacco, Donald Tusk, durante una conferenza stampa con il suo collega spagnolo, Mariano Rajoy.

Il progetto di Tusk è avallato dall’Unione Europea, ed è fortemente sostenuto anche da altri Paesi UE che necessitano di diversificare la loro dipendenza dalle forniture di gas della Russia, come la Repubblica Ceca.

Oggi, Praga è legata al gas che la Russia veicola in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, ubicato sul fondale del Mar Baltico, e, successivamente, via terra attraverso le condutture OPAL e Gazelle.

Per questa ragione, in seguito alla riunione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, il Ministro dell’Industria ceco, Jan Mladek, ha ritenuto importante per la Repubblica Ceca la realizzazione del Corridoio Nord-Sud, su cui la Polonia sta investendo molto, per importare gas alternativo a quello russo dal terminale di Swinoujscie e dal rigassificatore di Krk, in via di costruzione in Croazia.

(Matteo Cazzulani, Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale)

Immagine: www.gazprom.com

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