Italia, la cultura muove 214 miliardi. Ministro Franceschini: è un’arma contro la crisi

«Sono certo di guidare il ministero economico più importante di questo Paese. Bisogna avere la consapevolezza che nel mondo della globalizzazione ognuno deve individuare la propria vocazione. È finita la stagione in cui ogni economia nazionale cercava di essere competitiva su tutto». Queste le parole del Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, intervenuto nei giorni scorsi a Roma nella sede di Unioncamere per la presentazione del Rapporto 2014 “Io sono cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere in collaborazione con l’assessorato alla cultura della Regione Marche.

Rapporto da cui emerge il dato significativo che la cultura nel complesso muove il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro. «Ogni paese deve capire ciò in cui è più forte e puntare su quello per vincere la sfida della competizione. Noi dobbiamo puntare sul nostro patrimonio storico, culturale e artistico, che ci viene invidiato da tutto il mondo – ha continuato il ministro -. La responsabilità di non aver creduto in questo settore come settore trainante è trasversale a tutti i colori della politica. I comuni e le città d’arte invece ci hanno creduto, nonostante le stagioni di tagli che hanno dovuto affrontare. Hanno investito e creato punti di eccellenza. Lo Stato non lo ha fatto».

È importante, secondo Franceschini, che la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico-culturale, previste dall’art. 9 della Costituzione, «vadano di pari passo». «Il turismo – ha affermato il rappresentante del governo – specialmente in ambito giovanile, è spinto, dopo motivazioni legate allo shopping e all’interesse per l’enogastronomia, proprio da motivazioni di interesse artistico-culturale. Noi siamo l’eccellenza in tutti questi campi. Questo è un settore di grande investimento. Pubblico e privato devono collaborare per la tutela del nostro patrimonio».

Nel corso della conferenza sono stati riportati i dati emersi dallo studio, relativi al 2013. Nell’anno passato erano 443.458 le imprese inquadrate nel settore artistico-culturale, il 7,3% del totale delle imprese italiane, con 1.394.000 addetti (5,8% del totale degli occupati). Rispetto all’anno precedente il numero di occupati in questo settore è calato solamente dello 0,2%, mentre per l’anno corrente sono previsti 6.900 dipendenti in meno (-1%) rispetto al 2013.

Spetta alla provincia di Arezzo il primato sia per valore aggiunto (9%), sia per numero di occupati legati alle industrie culturali (10,4%). Per quanto riguarda la presenza femminile e quella giovanile nel mondo delle imprese culturali, nel 2013 le imprese femminili appartenenti a questo settore erano il 15% del totale mentre quelle giovanili erano il 6,6%.

Per il 2014 sono previste 33.000 assunzioni come lavoratori dipendenti, di cui 3.700 riservate al mondo femminile e 7.700 a quello giovanile. Buoni anche i dati relativi all’export legato alla cultura e alla creatività: durante la crisi è cresciuto del 35%, arrivando a un totale di 41,6 miliardi di euro (10,7% dell’export nazionale). Il surplus commerciale con l’estero invece è di 25,7 miliardi di euro, secondo soltanto, nell’economia nazionale, alla filiera meccanica. Le istituzioni no profit che operano nel settore della cultura, dello sport e della ricreazione, secondo i dati relativi al censimento 2011, in Italia sono 195.841 per un totale di 507.369 addetti.

Dall’intero settore culturale arriva il 5,7% della ricchezza prodotta in Italia, equivalente a circa 80 miliardi di euro. È stato inoltre calcolato che per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,67 negli altri settori. Forte è l’intreccio tra cultura e turismo: nel 2013 il 36,5% del totale della spesa turistica nel nostro Paese (73 miliardi di euro) è stato attivato dal sistema artistico-culturale. Positivo anche il dato relativo alle sponsorizzazioni private, con 159 milioni di euro investiti nel 2013, che fanno registrare un aumento del 6,3% rispetto al 2012.

(Fonte NoveColonne ATG)

Foto wikimedia commons

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