“Una promozione diversa per una Italia diversa”: strategica la rete di italiani all’estero

Non maggiori risorse, ma un diverso modo di organizzare la promozione, più in linea con un made in Italy innovativo ma nel solco della tradizione, anche grazie al contributo delle comunità all’estero, di persone e di affari: questo il messaggio lanciato dal seminario “Una promozione diversa per una Italia diversa: il contributo delle comunità all’estero per lo sviluppo dell’impresa dall’Italia al mondo” – organizzato dal Comitato Italiani nel mondo e per la Promozione del Sistema Paese della Camera dei Deputati, in collaborazione con Assocamerestero – l’Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero – che si è tenuto l’altro ieri presso la sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio.

«Dopo un percorso di consultazione realizzato nel Comitato per gli italiani nel mondo della Camera», ha affermato l’on. Fabio Porta, che del Comitato è presidente, «è sembrato opportuno non solo allargare la platea degli interlocutori e delle competenze, ma anche promuovere un dialogo diretto che possa consentire di acquisire spunti e indicazioni di lavoro su due punti nodali: la ricerca di forme innovative che la promozione del Made in Italy deve assumere per reggere alle sfide di una competizione divenuta sempre più serrata e il contributo che le comunità italiane all’estero, con particolare attenzione alle comunità d’affari che in esse si sono formate ed operano, possono dare in una prospettiva strategica di rilancio della crescita e di ricollocazione dell’Italia in ambito globale».

Hanno voluto partecipare alla discussione e dare il loro punto di vista tutti i principali stakeholder del mondo delle istituzioni e delle imprese: ABI, Agenzia ICE, Assocamerestero, CGIE, Confagricoltura, Confcooperative, Confesercenti-Rete Imprese Italia, Confindustria, Consorzio ICoN, Enit, Federexport, InArch, Intesa Sanpaolo S.p.A., Invitalia, Legacoop, Ministero degli Affari Esteri, Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Marche-Coordinamento Regionale Internazionalizzazione, SACE S.p.A., Simest S.p.A., Symbola, Unioncamere.

Da più parti è emerso come made in Italy non significhi più solo bello, buono e ben fatto, ma anche capacità di venire incontro alle esigenze del cliente, soluzioni innovative che uniscono design, gusto ed efficienza, come dimostra il fortissimo incremento delle vendite della meccanica strumentale, il cui attivo arriva quasi a toccare i 50 miliardi di euro nel 2013 (ben il 58% del surplus extra-energetico).

Secondo il Trade Performance Index dell’UNCTAD-WTO, l’Italia si conferma al secondo posto dopo la Germania come paese più competitivo a livello mondiale, con quasi 950 prodotti (su circa 5.110) nei primi tre posti della classifica per surplus sui mercati esteri: è questo il successo di prodotti di nicchia che si collocano all’interno di strategie globali. Ce lo dicono anche le imprese dei distretti industriali, il 40% delle quali lavora attivando una filiera di relazioni transnazionale, che guarda oltre l’Italia.

Dopo il forte calo del 2009, le esportazioni italiane hanno ripreso a crescere in maniera sostenuta e a ciò si è accompagnato una maggiore propensione all’esportazione per i prodotti del manifatturiero, aumentata dal 33,7% nel 2008 ad oltre il 40% nel 2013.

Il rafforzamento di questi risultati passa soprattutto per chi ama i prodotti “fatti all’italiana”, gli Italy followers, una comunità che, se stimolata, è una risorsa di nuovo business. Questo significa lavorare sull’immaginario e su quello che l’Italia offre in termini di prodotti, servizi, know-how. Decisivo in quest’ottica è il ruolo che possono avere le comunità italiane all’estero, sia nelle loro estese e radicate componenti “di origine” che in quelle che in via di formazione a causa delle nuove mobilità e delle nuove emigrazioni. Una rete di riferimenti che l’Italia deve utilizzare con maggiore consapevolezza ed efficacia per rafforzare ed innovare le forme della sua proiezione globale.

«Una promozione diversa, così come diversi sono i Paesi e le comunità, capace di definire l’“offerta di Italia” basandosi su quella che è la reale “domanda di Italia” dei mercati esteri, di recepire gli input di nuovi consumatori che apprezzano l’Italian style: questo è quello che serve. In quest’ottica, diventa strategico il contributo delle reti italiane nel mondo, di quelle comunità d’affari che possono veicolare un nuovo concetto di “made by” piuttosto che di “made in” Italy. Comunità di cui fanno parte i 1.300 amministratori-imprenditori delle Camere italiane all’estero e che possono diffondere presso le altre imprese il nuovo volto del prodotto italiano», sottolinea Leonardo Simonelli Santi, presidente di Assocamerestero, che ha collaborato all’organizzazione dell’iniziativa.

(Fonte aise)

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