Europa: per vincere serve la mossa del cavallo

Il presidente della Commissione europea è sì indicato dai governi, ma deve anche avere una maggioranza al Parlamento europeo. Da qui lo stallo, complicato dal fatto che i grandi partiti hanno perso consensi. Una proposta per riunire i ruoli di presidente della Commissione e del Consiglio europeo.

DUE PRESIDENTI PER L’EUROPA

Il governo dell’Unione europea è condiviso da due istituzioni. Da un lato, il Consiglio europeo, formato dai capi di governo degli Stati membri, il quale, come dice il trattato UE, “definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali” dell’Unione. Dall’altro, la Commissione europea, formata da commissari individuati dai governi nazionali, che trasforma gli orientamenti politici del Consiglio in proposte legislative e vigila sulla loro esecuzione.

Entrambe queste istituzioni, dopo le elezioni europee, devono trovare un nuovo presidente in sostituzione, rispettivamente, di Herman Van Rompuy e Josè Manuel Barroso.

Per il Consiglio europeo la procedura di nomina è una questione strettamente intergovernativa. Sono i capi di governo che devono individuare, mediante un negoziato diplomatico, la figura adatta a coordinare i loro lavori. Il Trattato si limita a stabilire che il presidente è eletto dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata.

Per la Commissione la questione è assai più complicata. Il Trattato di Lisbona infatti ha, per così dire, iniettato nella procedura di nomina del suo presidente il “virus della democrazia”. Tale procedura infatti ha perso il carattere quasi interamente

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