Mondiali? I brasiliani sono preoccupati da ben altro che il calcio

Prezzi alle stelle, criminalità e salute: queste le tre priorità del Paese secondo un’indagine del Pew Research Center. E per il 39% ospitare la Coppa del Mondo non porterà vantaggi neanche all’immagine nazionale

Nonostante le scene di gioia e partecipazione a cui assistitiamo ogni giorno sugli spalti dei 12 impianti coinvolti dai Mondiali, l’umore dei brasiliani è nero. Nell’ultimo anno oltre un milione di persone è sceso in piazza per sollevare l’attenzione su quelle che l’opinione pubblica ritiene le autentiche emergenze del Paese, per il momento (parzialmente) sopite dal colorato carrozzone calcistico: corruzione nella politica, salute, crimine e prezzi alle stelle.

A raccontarlo è stato qualche giorno fa una lunga e approfondita indagine del Pew Research Center: oltre mille interviste a maggiorenni condotte di persona fra il 10 e il 30 aprile scorsi. Il 72% dei brasiliani ne esce insoddisfatto, non ha una buona opinione su come stanno andando le cose. Un anno fa, prima dell’inizio delle proteste che fecero da antipasto alla Confederations Cup, la quota era ferma al 55%.

Quello che era l’apripista dei Brics, il gruppo delle potenze mondiali emergenti e anzi già pienamente presenti e pesanti su diversi fronti, affonda insomma in un ecosistema sociolavorativo micidiale: per due terzi degli intervistati l’economia è in pessime condizioni. D’altronde il Pil, per quanto possa raccontare un indicatore ormai superato, fa segnare percentuali da vecchia Europa: nel primo trimestre, quello immediatamente precedente alla Coppa del Mondo, si è mosso su un deludente +0,2% grazie agli investimenti pubblici varati dalla presidente Dilma Rousseff, fra l’altro poco amata dagli strati sociali con livelli d’istruzione più elevati. Ma le imprese non investono e le famiglie non consumano.

E i Mondiali? Pochissima fiducia sulla grande kermesse. Sei persone su dieci (61%) credono che ospitarli non sia stata una buona scelta. Motivo? Distolgono l’attenzione (e i fondi) dai punti critici del sistema come la sanità, le scuole e i servizi pubblici in generale. Appena il 34% dei brasiliani sostiene che possano servire ad aumentare l’occupazione e dare una mano all’economia. Nonostante i milioni di visitatori (circa 3,5) attesi fino al prossimo 13 luglio.

Il dato interessante è che, al di là dell’elemento economico, i brasiliani sono quasi equamente spaccati fra chi pensa che la Coppa del Mondo darà lustro all’immagine del Paese (35%) e chi invece crede che, al contrario, la peggiorerà svelando in profondità i drammi sociali (39%).

Quindi cosa passa per la testa ai brasiliani? Su tutto l’inflazione. Per l’85% è il problema del momento. E a poco sembrano essere serviti i ripetuti interventi della Banca centrale, che ha ritoccato al rialzo i tassi d’interesse per nove volte di seguito, fino ad raggiungere soglia 11%. Anzi: da una parte non ha calmierato i prezzi, dall’altra ha evidentemente bloccato nuovi investimenti dato l’elevatissimo costo del denaro.

Ovviamente per due terzi anche la poca occupazione e la forchetta ricchi-poveri rimangono preoccupazioni assolute. Che vanno tuttavia ad aggiungersi alla criminalità (solo il 33% si fida della Polizia) e alla salute (83%) oltre che alla corruzione della politica (78%). Più staccata la scarsa qualità delle scuole (64%). Insomma, i soliti vecchi problemi che il Pew Research Center documenta da almeno quattro anni, da quando cioè ha iniziato a condurre questo genere di rilevazioni ad ampio raggio sul Paese.

Le strategie con cui Rousseff li sta affrontando è giudicato negativamente con percentuali altissime e in modo trasversale da ogni componente sociale, dall’86% per la corruzione al 63% per l’economia nel suo complesso. Tuttavia dietro di lei, fra i leader degli altri partiti brasiliani, c’è il vuoto.

(Simone Cosimi, via Wired.it)

Foto Daniel Zanini H.@Flickr

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