Gas: Mosca chiude i rubinetti verso Ovest, a rischio anche l’Europa

«Dalle 10 di questa mattina, ora di Mosca, Naftogaz Ucraina riceverà solo la quantità di gas per cui ha pagato». Sono queste le parole pronunciate ieri in mattinata in conferenza stampa dal portavoce del colosso energetico russo Gazprom. Per rincarare la dose, lo stesso portavoce, ha mostrato ai giornalisti alcuni grafici in cui, nella casella “pagamenti versati da Naftgaz”, compariva un’unica voce: zero.

Queste dichiarazioni sono frutto del fallimento delle trattative in corso da mesi per risolvere l’insolvenza di Kiev in merito alle forniture di gas provenienti da Mosca. Nel mezzo di questo contenzioso si era posta l’Unione Europea, nel ruolo di mediatrice. Tuttavia, Bruxelles parrebbe aver fallito il suo compito e l’ultimo atto di questa vicenda si è svolto questa notte, quando Mosca ha respinto al mittente la proposta del Commissario europeo all’energia Gunther Oëttinger.

Una proposta che prevedeva il pagamento immediato di una parte del debito, ovvero un miliardo di dollari rispetto ad un totale di 1,9 miliardi, mentre il rimanente sarebbe stato rimborsato nell’arco di sei mesi. Inoltre, il Commissario ha anche suggerito una diversificazione dei prezzi del gas: 385 dollari per ogni mille metri cubi di gas in inverno e 300 dollari in estate. Kiev si è mostrata ovviamente favorevole a quanto proposto da Oëttinger, in quanto determinata a non pagare il gas proveniente da Mosca alle attuali cifre imposte da Gazprom, 485 dollari ogni mille metri cubi. Una cifra fuori mercato, decisamente più alta di quella pagata in media dall’Unione Europea (385 dollari), ma, soprattutto, ben più alta di quella pagata dalla stessa Kiev prima della crisi con Mosca (260 dollari).

Nessuna delle due parti in causa si smuove dalle proprie posizioni. L’Ucraina dichiara fermamente che non pagherà alcun debito, finché non sarà istituito un prezzo ragionevole. La Russia, a sua volta, non cede alle richieste, come dimostrano le dichiarazioni del portavoce di Gazprom.

In questa vicenda però, tra i due litiganti, il terzo non gode. Bruxelles, come già avvenne tra il 2006 e il 2009, rischia di vedere le proprie forniture di gas dalla Russia diminuire bruscamente. Dall’Ucraina infatti transita il 15% del gas diretto verso le capitali europee. Se Naftogaz deciderà di continuare a prelevare gas dai gasdotti che collegano Mosca con l’Unione, Gazprom sarà costretta a chiudere i rifornimenti, escludendo così anche il Vecchio Continente. Malgrado le rassicurazioni fornite dal colosso energetico russo – i flussi arriveranno comunque in Europa, anche a costo di bypassare l’Ucraina e utilizzare altri gasdotti – Bruxelles non può permettersi di accettare una simile prospettiva.

Proprio per questo, in una dichiarazione trasmessa alla stampa alle 2:40 del mattino, la Commissione si è detta convinta che una soluzione sia ancora possibile, in quanto converrebbe a tutte le parti in causa. Ma, dopo l’ultimo rifiuto di Mosca, i margini di manovra per Bruxelles in questa trattativa sembrano essersi ulteriormente ristretti.

(Nicola Costanzo, via RivistaEuropae.eu)

Foto Thawt Hawthje@Flickr

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