La società cambia ma l’uomo rimane migrante: il Dizionario delle migrazioni italiane nel mondo

«Una vera e propria summa di un fenomeno che ha segnato indelebilmente la storia del nostro Paese». Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, definisce il Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo, presentato oggi a Roma.

Il dizionario, edito da SER ITALI Ateneo con la collaborazione della Fondazione Migrantes e curato da Tiziana Grassi, Enzo Caffarelli, Mina Cappussi, Delfina Licata e Gian Carlo Perego, «è la conferma»,  prosegue il capo dello Stato nel suo indirizzo di saluto all’evento di stamane, «che gli italiani all’estero hanno rappresentato e rappresentano una risorsa preziosa per l’Italia».

Tanti i relatori seduti al tavolo dei lavori, moderati dal giornalista Rai Sandro Petrone. Cristina Ravaglia, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri, – assente per imprevisti ed inderogabili impegni istituzionali – nel messaggio inviato in occasione della presentazione del volume, ne ha definito il ruolo nella «conservazione della memoria storica dell’emigrazione italiana», ribadendo al tempo stesso «l’impegno della Direzione per la valorizzazione nelle giovani generazioni delle esperienze vissute dai connazionali emigrati». Citando il Museo Nazionale dell’Emigrazione tra gli strumenti cui il Mae fa riferimento nel perseguire tale scopo, Ravaglia ha parlato del Dizionario come di un «nuovo mezzo per chi voglia accostarsi anche solo per curiosità ai temi migratori».

La relazione introduttiva è stata curata da Monsignor Francesco Montenegro, presidente della Fondazione Migrantes, che dopo i sentiti ringraziamenti, ha ricordato la valenza dell’evento odierno in quanto «ricordo delle storie degli italiani che emigrarono, celebrazione della storia dell’Italia dell’emigrazione, oggi teatro di immigrazione e di nuova emigrazione».

Montenegro ha sottolineato due aspetti del Dizionario: «il valore del lavorare insieme in sinergia» («il Dizionario – ha detto – è un’opera condivisa da circa 170 autori accomunati da un filo rosso che è l’amore per l’emigrazione e la sensibilità per i migranti. Ognuno di noi è parte di questa storia che oggi raccontiamo») e la “multiculturalità” come elemento essenziale «della nostra realtà in quanto noi italiani siamo stati i primi a viverla». «Parlare di emigrazione oggi – ha proseguito – significa parlare della nostra identità. La società cambia ma il destino migrante dell’uomo resta»

Il ruolo della rappresentanza degli italiani all’estero è stato il tema affrontato da Norberto Lombardi, consigliere Cgie, il quale ha portato il saluto del segretario generale Elio Carozza e del Comitato di presidenza, ed ha definito la presentazione «un evento editoriale e scientifico destinato a lasciare il segno». «Siamo alle prese con complessi problemi che riguardano i diritti di cittadinanza e rappresentanza degli italiani estero, – ha poi detto – siamo ad un bivio perché nel cantiere delle riforme costituzionali aperte in sede parlamentare vi sono questioni quali la sopravvivenza stessa della Circoscrizione Estero ed il numero dei Comites». «Ci siamo resi contro – ha asserito – che c’è un problema di visione nella classe dirigente italiana: stenta a farsi strada l’idea che la rete degli emigrati possa essere una leva fondamentale per la ripresa economica dell’Italia nel mondo; stiamo sprecando le nostre risorse, non le stiamo sfruttando al meglio». Secondo Lombardi «c’è un problema di spessore nel non saper correttamente valutare che importanza hanno le migrazioni oggi».

«Mi auguro che questo dizionario sia destinato a interlocutori privilegiati – ha auspicato – ovvero le nuove generazioni» affinché «la predominante sensibilità “glocale” e il valore delle comunità di origine diventino sempre più forti. Vi sono pratiche interculturali diffuse che conducono le nuove generazioni verso le proprie radici. Sono orientamenti che vanno assecondati con strumenti adatti: un’opera come quella che stiamo presentando oggi può essere di supporto». Quanto alle problematiche legate all’immigrazione, ha concluso Lombardi, «l’Italia sta affrontando una prova molto dura che potrà essere superata solo se cresce un’etica della solidarietà e nascono strumenti e stimoli che passano attraverso la mediazione di queste opere».

Da parte di Antonio Biagini, prorettore vicario de La Sapienza, è stato espresso il plauso per «un’opera di tale levatura, un lavoro fondamentale per il grande valore che contiene», per la funzione di memoria che svolge: «gli uomini – ha detto – hanno una memoria breve. Gli italiani dimenticano che sono stati essi stessi oggetto di soprusi, intolleranza, scherno».

1.500 pagine, 700 lemmi-articoli, oltre 160 box di approfondimento, 17 appendici monotematiche, 500 illustrazioni a colori e in bianco e nero, 168 autori, nella maggior parte dei casi docenti universitari e rappresentanti di istituzioni e associazioni, Missioni Cattoliche Italiane e comunità religiose impegnate nell’ambito delle migrazioni italiane all’estero, supervisionati da un consiglio scientifico di 50 esperti che rappresentano l’Italia e numerose altre nazioni. Questi numeri e caratteristiche del Dizionario, descritto nel dettaglio dalla curatrice Tiziana Grassi e frutto di un lavoro “grande”, “ponderoso”, “ampio” e “impegnativo”.

«Le prime due copie dell’opera – ha rivelato Grassi – sono state inviate a Napolitano e a Papa Francesco». «Anche se l’impostazione seguita è rigorosamente scientifica, – ha aggiunto – tuttavia abbiamo usato un approccio divulgativo affinché l’opera potesse essere consultata da un pubblico vasto ed eterogeneo, non solo di esperti». Il Dizionario, ha proseguito, «è dedicato ad una pagina fondativa della nostra storia, dimenticata in Italia: abbiamo le lenti appannate rispetto all’altra Italia all’estero, patrimonio che va invece coltivato quotidianamente».

Un dizionario fatto di lemmi e parole: tra quelle chiave citate dalla curatrice «cinema, letteratura spiritualità, associazionismo, identità, memoria, nostalgia, oceano, traversata, donna».

Tra gli altri intervenuti Mario Morcellini, dell’Università “La Sapienza” di Roma, collaboratore del progetto verso cui sin dall’inizio «è stata espressa ampia fiducia»: «noi ci siamo fidati immediatamente – ha sottolineato – ci è sembrata da subito convincente l’idea di mettere giù le parole che contano per capire, raccontare. Le parole sono l’inizio della cultura».

Tra i ringraziamenti, numerosi sono andati a Rai Italia, per cui è intervenuto il Direttore Piero Alessandro Corsini il quale ha assicurato che «Rai Italia continuerà le sue trasmissioni, il futuro del canale in nessun modo è pregiudicata. Spero – ha auspicato – che la nostra programmazione si arricchisca». «La Rai – ha asserito – ha dentro di sé la precisa consapevolezza di cosa sia il servizio pubblico: il canale per gli italiani nel mondo è una delle anime più vere di questo servizio pubblico».

Appassionato e sentito l’intervento di Francesca Alderisi, già conduttrice “Sportello Italia” – Rai International, che guidata «da un amore a prima vista per la causa italiani nel mondo», ha definito la presentazione di oggi «un evento raro in Italia per parlare del tema dell’emigrazione italiana nel mondo». «Mi piacerebbe – ha concluso – vedere che in Italia si capisse e valorizzasse l’enorme patrimonio degli italiani all’estero, unici e veri ambasciatori dell’Italia nel mondo».

Tra gli altri intervenuti Matteo Sanfilippo, Università della Tuscia di Viterbo («il dizionario ha ricostruito il tessuto di relazioni che interconnette tutto il nostro mondo attuale») e Goffredo Palmerini, ANFE, per il quale il dizionario è un’«opera sistemica e pluridisciplinare che va a colmare un vuoto»: «la nostra emigrazione – ha detto – necessita di essere conosciuta degnamente. La rimozione del fenomeno storico emigratorio pervade buona parte della classe dirigente italiana, che ha scarso interesse per la comunità all’estero». Un «fatto inconcepibile» secondo Palmerini «per un paese come l’Italia che ha conosciuto vere e proprie diaspore». È per questo che «le due Italie devono conoscersi e riconoscersi. Gli italiani all’estero hanno solo bisogno di essere riconosciuti, conosciuti e pensati, non hanno bisogno di altro». «Sono italiani – ha aggiunto – che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, è un’atra Italia dignitosa, corretta, che dà lustro alla patria. Quanto sarebbe utile al Paese oggi che queste due Italie si riconoscessero e operassero in sinergia: è possibile che a tanto si arrivi, ma occorre un grande salto culturale e che ci si apra alla conoscenza vera».

«È necessaria una buona informazione»: per questo «prezioso è il dizionario che oggi si presenta. Il dizionario dovrebbe entrare come elemento didattico in tutte le scuole», ha proposto. «Dovrebbe diventare un vademecum per tutte le istituzioni. A nuovi e ambiziosi traguardi potrebbe aspirare l’Italia».

Ha concluso i lavori Enzo Caffarelli, direttore editoriale del Dizionario, il quale ripercorrendo questa più volte nominata «pagina fondativa della storia italiana» (quella della “Grande Emigrazione tra Ottocento e Novecento” e che «giunge fino ai nostri giorni con decine di migliaia di italiani che, complice la crisi economica, continuano a muoversi verso altre terre») ne ha ricordato il «coraggio», i «sacrifici, i sogni, le conquiste, le storie di fede lontana dalla propria parrocchia». Una pagina, ha concluso «che ha visto partire oltre 27 milioni di connazionali».

(Stefania Del Ferraro \ Aise)

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