Ucraina post-elezioni: gli spettri che Kiev deve esorcizzare

L’elezione al primo turno di Poroshenko ha rafforzato la legittimità del nuovo regime di Kiev agli occhi della Comunità internazionale, ma riuscirà anche a migliorare le probabilità di riuscire ad evitare una guerra civile e un intervento esterno?

La guerra civile è già iniziata, anche se la si esorcizza presentandola come operazione “anti-terrorismo”. L’obiettivo del nuovo presidente non può che essere quello di vincerla rapidamente. In questa fase Mosca non sembra intenzionata ad intervenire apertamente, ma il sostegno indiretto o larvato ai separatisti, attraverso l’invio di armi e “volontari”, tende all’escalation strisciante.

YUGOSLAVIA, TRANSNISTRIA, SIRIA?

Lo spettro di una nuova Yugoslavia continua ad aleggiare sull’Ucraina, anche se al momento una analoga frammentazione del paese, con la sua scia di massacri e pulizie etniche, non è all’orizzonte.

La Russia si attiene alla linea della “Crimea caso speciale”, giustificato dalla storia e dal precedente del Kosovo: non sostiene cioè attivamente il principio di autodeterminazione per le regioni orientali e meridionali dell’Ucraina. Si riserva però di decidere come applicare il proclamato impegno a proteggere i russi al di là delle proprie frontiere.

Delle prime fasi della tragedia yugoslava torna alla mente, di fronte alla secessione delle “repubbliche” di Donetsk e di Lugansk, la vicenda delle “Krajne” serbe staccatesi dal nascente stato di Croazia nel 1991. Non annesse ma aiutate da Belgrado, non riconosciute dal mondo esterno, isolate, sopravvissero per 4 anni, fino a quando furono liberate militarmente dall’esercito croato, nel frattempo addestrato e armato dagli americani; e non prima che Milosevič, piegato dalle sanzioni, avesse abbandonato il progetto della Grande Serbia.

Più vicino al contesto ucraino, e presumibilmente paventato dai dirigenti di Kiev, è il modello negativo della Transnistria: provincia orientale della Repubblica Moldova con alta concentrazione di industrie e di russofoni, di fatto indipendente da oltre venti anni sotto un regime guidato da russi non autoctoni, mai riconosciuta ma sempre sostenuta da Mosca, che la utilizza per tenere sotto scacco la Moldova e impedirle di aderire alla Nato.

Il governo ucraino ha evidentemente interesse ad evitare un analogo consolidamento delle “repubbliche” ribelli, e quindi ad attaccare in forze per snidare le milizie locali dai palazzi del potere prima che si intensifichi l’afflusso di mercenari caucasici ed altri “volontari” (e qui aleggia un altro spettro, quello siriano).

Attualmente può contare su una certa insofferenza di una parte della popolazione del Donbass verso i gruppi armati che spadroneggiano e le autorità che non garantiscono il pagamento di stipendi e pensioni.

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Foto: il monumento all’amicizia (con l’Urss) mattsh/flickr

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