Procura generale chiude indagine su vendita emissioni CO2 del 2008 senza accusati

Il Procuratore generale Jaromír Ciznar ha chiuso il 2 giugno l’indagine sull’annoso caso della vendita di quote di emissione di CO2 da parte del precedente governo di Robert Fico alla società americana Interblue Group. Il GP non avrebbe riscontrato reati nell’affare che vide saltare la testa dell’allora Ministro dell’Ambiente per il forte sospetto che le quote furono cedute a un prezzo molto inferiore a quello di mercato, oltre al fatto che la società acquirente era una ditta fantasma, con sede in un garage, probabilmente riconducibile a imprenditori slovacchi, e che questa ha poi rivenduto le quote lucrando molti milioni di euro.

La Procura generale ritiene che le circostanze della transazione potrebbero apparire svantaggiose per la Slovacchia, ma la cosa non è definibile obiettivamente come “crimine”. In più, il prezzo delle emissioni è oggetto di segreto commerciale, e le unità di emissione non sono beni negoziabili a un prezzo unitario determinabile in modo costante.

Lo Stato slovacco vendette nel 2008 quote di emissione di anidride carbonica in eccesso a Interblue Group a 5,05 euro per tonnellata, un prezzo significativamente inferiore rispetto al valore di mercato, che le ha cedute al Giappone realizzando 47 milioni di profitto. Il Ministero dell’Ambiente, che gestì la vendita, faceva capo al Partito Nazionale Slovacco (SNS) che era allora in una coalizione di governo con Smer. Lo scandalo costò il posto a due ministri dell’ambiente SNS, e in seguito Smer prese il controllo del ministero.

(Red)

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