Parlamento: in Costituzione ridefinizione del matrimonio uomo-donna come voleva KDH

Ha fatto un patto “con il diavolo” ma ha ottenuto quello che voleva. Il Movimento Cristiano-Democratico (KDH) oggi all’opposizione ha ottenuto l’approvazione dell’emendamento costituzionale tanto discusso che rinforza la protezione del matrimonio inteso in maniera ‘tradizionale’ grazie a una “larga intesa” con i socialdemocratici (Smer-SD) al governo. L’ampia maggioranza che ha passato il provvedimento – 102 deputati su 128 presenti (ne servivano 90 per la modifica costituzionale) – ha reso più complicata in futuro l’eventuale introduzione dei matrimoni gay in Slovacchia, necessitando di una nuova modifica della Carta costituzionale.

“Fio” da pagare per il sostegno al provvedimento dei deputati Smer era la riforma giudiziaria progettata dai socialdemocratici, che in linea di massima KDH ha accettato nella sua veste originale e votato in un emendamento unico in Parlamento il 4 giugno. Ma KDH, pur essendo il firmatario del provvedimento sul matrimonio, non è stato l’unico a sostenerlo nel campo della destra più o meno conservatrice. Dei 128 presenti (in una Camera di 150 parlamentari) solo 18 hanno votato contro, 3 si sono astenuti e 5 non hanno votato. Tutti i deputati Smer e KDH presenti hanno sostenuto il provvedimento, insieme a uno schieramento bipartisan composto da diversi membri dei partiti di opposizione OLaNO, SDKU-DS, e il deputato indipendente Alojz Hlina. Contrari i deputati dei conservatori Most-Hid e dei neoliberali Libertà e Solidarietà (SaS). La nuova versione della Costituzione entrerà in vigore il 1° settembre di quest’anno, nel giorno del 22° anniversario della sua prima approvazione, il 1° settembre 1992.

I cambiamenti nel sistema giudiziario prevedono la separazione della carica di presidente della Corte Suprema da quella di presidente del Consiglio Giudiziario, organismo deputato alla proposta di nomina dei giudici, due figure che oggi sono rappresentate da un’unica persona, Stefan Harabin, in scadenza per entrambe le cariche. I 18 membri del Consiglio Giudiziario saranno selezionati dal Parlamento, dal governo e dal Presidente (3 membri ciascuno), mentre i restanti 9 membri saranno scelti dai giudici. Inoltre, viene abrogata l’immunità dei giudici dai procedimenti penali, questione sulla quale ora decideva la Corte Costituzionale, il cui avallo è tuttavia necessario per disporre della loro carcerazione. In ogni caso, i giudici non continueranno a non essere perseguibili in procedimenti giudiziari sulle loro sentenze.

In più, viene introdotta l’obbligatorietà del nulla osta di sicurezza per i magistrati, sia per i giudici in carica che per i futuri candidati a cariche giudiziarie. Il Consiglio Giudiziario avrà il potere di emettere il nulla osta per i candidati, dopo l’esame dei criteri fatta dall’Ufficio per la sicurezza nazionale (NBU).

Quanto al matrimonio, il Parlamento ha approvato una definizione più stretta del matrimonio in Costituzione, intesa esclusivamente come unione tra un uomo e una donna, il che rende per il momento impossibile – tranne con una nuova modifica costituzionale e conseguente nuova maggioranza di “larghe intese” al momento non all’orizzonte – la concessione del matrimonio a coppie dello stesso sesso. Una simile mossa era stata presa a dicembre 2013 dalla Croazia, dove una valanga di “si” a un referendum introdusse un esplicito divieto costituzionale alle nozze gay.

Il quotidiano Pravda scriveva ieri che il provvedimento accomuna la Slovacchia ad altri paesi che recentemente hanno ceduto alle pressioni dei conservatori, come Polonia, Ungheria e Lettonia che hanno preso simili decisioni su matrimonio. La definizione esplicita di matrimonio come “unione di un uomo e una donna”, secondo l’avvocato costituzionalista Eduard Barany, se da un lato blocca la possibilità di dare luce verde in futuro ai matrimoni gay, non dovrebbe però impedire una eventuale introduzione delle unioni registrate di coppie dello stesso sesso.

Le organizzazioni a difesa dei diritti civili hanno parlato di discriminazione verso gli omosessuali. Secondo Tasr, l’istituzione del partenariato registrato per le coppie dello stesso sesso esiste in 17 paesi europei. La Repubblica Ceca le ha legalizzate nel 2006, e da allora più di 1.700 coppie hanno stipulato unioni registrate, 200 delle quali con un partner straniero. Secondo il sito web proudem.cz, il maggior numero di questi erano cittadini slovacchi.

L’adozione dell’emendamento alla Costituzione sulla definizione del matrimonio è un chiaro passo indietro rispetto all’obbligo della Slovacchia di combattere tutte le forme di discriminazione, ha fatto sapere la sede slovacca di Amnesty International. Il suo presidente Jela Dobosova ha sottolineato come le modifiche costituzionali discriminano i membri della comunità LGBT per il loro orientamento sessuale, e vanificano le misure positive prese in Slovacchia in questo campo, come la revisione del Codice penale con l‘aggiunta dell’orientamento sessuale tra i motivi per i crimini d’odio. In più, l’emendamento è contrario al diritto internazionale e in contrasto con la dichiarazione delle organizzazioni per i diritti umani delle Nazioni Unite e della Corte europea dei diritti dell’uomo.

(La Redazione, Fonte Tasr)

Foto nrsr.sk

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