Sicurezza energetica: se l’Europa unisse le energie

La crisi in Ucraina ha accelerato il dibattito europeo sulla sicurezza energetica. Alla vigilia del G7 che affronterà anche la questione energetica, la Commissione ha infatti pubblicato la Strategia europea di sicurezza energetica.

Si tratta di un documento – per ora solo una proposta – che ha l’obiettivo di definire linee guida e proporre azioni per affrontare le principali sfide energetiche che l’Europea di troverà ad affrontare nel breve, medio e lungo periodo.

Pur dedicando particolare attenzione alla realizzazione del mercato interno e delle interconnessioni, il documento – il primo nel suo genere redatto da Bruxelles – ha una forte connotazione esterna che richiama in modo esplicito all’utilizzo sistematico degli strumenti di politica estera per raggiungere gli obiettivi europei in materia di sicurezza energetica.

Solidarietà in Europa

Nel breve periodo, la strategia prevede misure per migliorare la capacità europea di superare gravi interruzioni delle forniture da parte di paesi terzi. Il riferimento alla Russia è abbastanza esplicito, poiché la strategia indica nei paesi dell’Europa orientale i soggetti più vulnerabili di fronte a questa minaccia.

Grande enfasi viene posta sul rafforzamento dei meccanismi di solidarietà ed emergenza interni ed esterni all’Unione, sui quali la Commissione prevede un suo chiaro ruolo di supervisione e coordinamento.

Quest’ultimo dovrà trovare applicazione nel monitoraggio dei flussi energetici e delle capacità nazionali di stoccaggio, nell’aggiornamento delle attività di valutazione dei rischi, nella definizione di piani di contingenza a livello regionale ed europeo, nonché nella attuazione di specifici stress test comuni contro possibili sospensioni delle forniture energetiche.

La strategia prevede inoltre interventi diretti per assicurare un livello minimo e immediato di capacità di interscambio tra paesi/regioni colpiti da gravi interruzioni delle forniture: il rafforzamento delle capacità di stoccaggio e di reverse flow (bi-direzionalità dei flussi), la creazione di infrastrutture di emergenza e l’identificazione di fonti di back-up disponibili in tempi brevi in caso di crisi, gas naturale liquefatto in primis.

Infrastrutture energetiche comuni

Buona parte del documento si concentra sul rafforzamento delle infrastrutture energetiche e sul completamento del mercato interno dell’energia. La Commissione punta sulla realizzazione dei progetti infrastrutturali d’interesse comune, nel settore del gas e in quello elettrico, da finanziare sotto la guida e grazie ai fondi comuni.

Inoltre, prevede un’accelerazione sull’adozione dei codici di rete e un rafforzamento dei poteri europei di controlli antri-trust su fusioni e acquisizioni in ambito energetico.

Anche in questo caso, meccanismi di cooperazione e inclusione dovranno rappresentare l’elemento chiave del processo decisionale europeo. Pur tenendo presenti i limiti imposti dall’art. 194 del Trattato di Lisbona, la strategia della Commissione prevede la condivisione d’informazioni in caso di decisioni nazionali che posso in qualche modo influenzare il mercato unico.

La strategia prevede che la discussione sia portata a livello regionale e/o europeo nel caso di decisioni riguardanti gli obiettivi e le politiche nazionali in tema di rinnovabili ed efficienza energetica.

Lo stesso accade quando il dibattito affronta l’elaborazione di piani d’investimento o di decommissioning nel settore nucleare e la realizzazione di nuove infrastrutture strategiche. Il tutto per tenere in considerazione le necessità, gli interessi e le possibili minacce alla sicurezza energetica dei paesi limitrofi e della stessa Unione.

Energia e politica estera

Il rafforzamento di meccanismi di coordinamento, tuttavia, non si limita all’obiettivo del mercato unico. Data la forte dimensione esterna della sicurezza energetica europea – l’Unione importa il 53% dei suoi consumi totali, 90% nel caso del petrolio e 66% in quello del gas naturale – la strategia pone l’accento sull’utilizzo di strumenti di politica estera comune e sulla sistematica inclusione dei temi energetici nelle agende dei summit internazionali a carattere strategico.

L’obiettivo è di coinvolgere maggiormente l’Unione – anche attraverso il ruolo del Servizio europeo per l’azione esterna – per sostenere varie iniziative di diversificazione delle forniture da paesi terzi e la realizzazione delle relative infrastrutture di trasporto. Le stesse politiche di aiuto e cooperazione internazionale dovranno tenere maggiormente in conto le priorità energetiche europee.

Gli stati membri sono al contempo chiamati a condividere informazioni – sia tra di loro che con la Commissione – prima di avviare negoziati intergovernativi o di prendere importanti decisioni politica energetica che potrebbero avere effetti significativi sulla sicurezza energetica dei paesi vicini o più in generale dell’Unione.

Pur non essendo particolarmente innovativa in termini di contenuto, la Strategia europea di sicurezza energetica rappresenta un primo essenziale passo verso un approccio comune alle scelte di politica energetica. I suoi effetti, tuttavia, rischiano di essere limitati. Da un lato vi sono i vincoli all’azione della Commissione in materia energetica definiti dal Trattato di Lisbona, dall’altro le perduranti difficoltà dell’Unione a sviluppare una coerente azione di politica estera.

Alcune proposte verso un maggiore integrazione dell’azione europea in materia energetica – prima fra tutte l’Unione energetica proposta dal Primo ministro polacco Donald Tusk – sono già sul tavolo. Nulla esclude che l’aggravarsi dei rischi energetici, sul fronte russo così come su quello libico, possano portare ad un’ulteriore accelerazione.

(Nicolò Sartori, via AffarInternazionali.it)

Foto mbgrigby@flickr

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