Italia, Turismo: il modello da seguire? New York

Mentre Roma rischia il fallimento, la Grande mela può vantare 60 miliardi di guadagni derivanti dal turismo.

A New York capita di svegliarsi, in un giorno qualunque della settimana, prendere la bici, visto che “in via del tutto eccezionale” non piove, e recarsi al Museo di Storia Naturale per seguire i lavori del secondo Summit del Turismo, presieduti dal governatore dello Stato, Andrew Cuomo. Superare la soglia della biglietteria è un’impresa da temerari: come ogni giorno, centinaia di bambini vocianti e super eccitati aspettano di entrare mentre insegnanti sull’orlo di una crisi di panico, sperano solo di sopravvivere riportandoli tutti a casa.

Un passo oltre “infanzialand”, però mi imbatto immediatamente nell’efficienza discreta dell’organizzazione, affidata ad un numero enorme di persone che, come delle staffette, ti conducono da un lato all’altro del museo, per affidarti ad un’altra staffetta che ti accompagna per un altro pezzo. Quando entro nella sala del convegno, non riesco a staccare gli occhi dalla mega balena sospesa sulle nostre teste e, per questo, l’ovazione che saluta l’ingresso del governatore mi coglie di sorpresa.

La maggior parte di persone, arrivata da varie zone dello stato, si occupa di turismo e non potrebbe essere più soddisfatta dell’impegno di Mr. Cuomo in questo settore. Nessuno prima di lui aveva fatto tanto e, per ora, nessuno sembra intenzionato a pareggiare quell’investimento di ben 45 milioni destinato alla promozione turistica di tutto lo stato. Obiettivo principale, attirare una fetta di quei 54 milioni di turisti che invadono New York City ogni anno per spingerli a trascorrere almeno un weekend nelle splendide zone che verso nord arrivano fino al Canada, in un susseguirsi di paesaggi mozzafiato e luoghi ideali per qualsiasi passione.

Più il governatore parla e fornisce dati, più la voglia di alzarmi e chiedergli se, per caso, potrebbe interessargli annettere l’Italia al suo stato, si fa largo dentro di me e rischia di uscire fuori scatenando sconcerto fra gli astanti che, mi diranno dopo, considerano il nostro Paese un luogo dove “andare in vacanza a prescindere”. Certo, “a prescindere” sarà anche un aggettivo “esotico”, che aiuta a rafforzare la nostra storica arroganza, ma poi resta il fatto che Roma, per esempio, rischia il fallimento, mentre New York, dove non c’è nemmeno una brutta copia del Colosseo, può vantare 60 miliardi di guadagni derivanti dal turismo, con un aumento di presenze, solo nell’ultimo anno di 9 milioni di persone e 29mila posti di lavoro aggiunti nel 2013: uno ogni 12 lavori in città è connesso al settore turistico.

Naturale, dunque, che il governatore spenda “degli spiccioli” per provare a spostare un po’ di quelle persone verso altre mete: come la spettacolare zona di Finger Lakes, l’Hudson Valley, Saratoga, Rochester, le cascate del Niagara, Syracuse. Aree per famiglie, per amanti dello sport (tutti i tipi di sport e per tutte le stagioni), per amanti della natura, del buon cibo, del vino pregiato e delle birre di qualità: in queste zone, la produzione di vini, per esempio, è seconda dopo la California e le birre hanno colori, sapori, fragranze, spessori, aromi tutti da provare e da scoprire. E per pubblicizzare il marchio “I Love NY”, è stata lanciata una campagna pubblicitaria con testimonial d’eccezione come Robert De Niro, Meryl Streep Steve Buscemi, Billy Joel e Vanessa Williams.

http://youtu.be/BY-2lTiEhvE

In un solo anno, grazie agli investimenti dello stato, il turismo “fuori NY” ha visto un incremento quasi del 50%. Probabilmente tutto ciò che, in fondo serve sapere. Ora, io amo questa città come nella mia vita ho amato solo Napoli e L’Avana: luoghi dove mi sono sentita a casa; però, per quanto buona sia la birra, non mi sfugge che un tramonto sul Tevere o la campagna toscana o le spiagge del Tindari o la Costiera Amalfitana, per non fare la lista di monumenti unici al mondo, abbiano un potenziale mille volte superiore di cui noi ignoriamo assolutamente la portata o, peggio, non la ignoriamo ma solleviamo sconsolati le spalle pensando che tutto ciò che ci riguarda sia irreversibile.

Soprattutto lo scempio.

Peccato, davvero peccato.

(Angela Vitaliano, via Wired.it)

Foto Michela Simoncini@Flickr

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