Europee in Slovacchia: un’analisi approfondita del risultato delle elezioni 2014

Pubblichiamo un’analisi sul risultato delle recenti elezioni in Slovacchia per il Parlamento europeo vergata da Federico Savastano, dottorando di ricerca in Diritto pubblico, comparato e internazionale presso l’Università La Sapienza di Roma.

1. Forma istituzionale, forma di governo e coalizione attualmente al potere.

Il primo aspetto da tenere in considerazione nel guardare alle elezioni europee in Slovacchia riguarda il fatto che l’appuntamento elettorale si è tenuto a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, che hanno decretato la vittoria di Andrej Kiska e la contestuale sconfitta di Robert Fico, capo e fondatore dello Smer, il partito socialdemocratico.

La Slovacchia è infatti una Repubblica parlamentare con elezione diretta del Presidente della Repubblica (1). Il Presidente è eletto a maggioranza assoluta dei suffragi, e pertanto è prevista l’eventualità del doppio turno, con ammissione al ballottaggio dei due candidati che hanno ottenuto più voti al primo turno.

Le ultime elezioni si sono svolte nel marzo del 2014. Tra i 14 candidati presentatisi (record per la storia della Slovacchia indipendente), hanno ottenuto l’accesso al ballottaggio il Primo Ministro in carica Robert Fico e l’indipendente Kiska (2).

Le previsioni davano come favorito il leader dello Smer: i socialdemocratici infatti controllano già il Consiglio Nazionale, il Parlamento monocamerale formato da 150 deputati eletti con mandato di 4 anni (3), sono il partito di appartenenza del Presidente uscente, il due volte Capo dello Stato Ivan Gasparovic e hanno candidato il capo di un saldo governo monocolore (4).

Ciononostante il ballottaggio del 29 marzo ha visto la sconfitta di Fico e dello Smer, in favore dell’indipendente Andrej Kiska, un imprenditore completamente estraneo alla politica che ha saputo attrarre, con il suo profilo di uomo d’affari e di filantropo (ha creato e gestisce la fondazione benefica Dobry angel), i voti di una popolazione insoddisfatta dell’azione di governo dello Smer e allo stesso tempo stanca dell’elevato livello di corruzione della sua classe politica. Ciò non vuol dire che il voto possa essere accomunato ad esperienze populiste presenti in altre parti d’Europa: il nuovo Presidente è un europeista convinto e non fa leva su temi di antipolitica (5).

Kiska entrerà in carica il 15 giugno 2014, allo scadere del mandato di Gasparovic, e quindi dopo il voto delle europee.

Il Governo del Paese resta invece in mano ai socialdemocratici, vista la salda maggioranza parlamentare; anche la guida del governo è stata mantenuta da Fico, che aveva mostrato qualche dubbio sul proseguire il mandato dopo la sconfitta presidenziale.

Ad ogni modo, nonostante in Slovacchia il Presidente sia eletto direttamente dal popolo e contemporaneamente vi sia un governo legato da un rapporto di fiducia con il Parlamento, non si può parlare di semipresidenzialismo ma – come già si è detto – di Repubblica parlamentare con elezione diretta del Presidente della Repubblica. Questo anche perché la riforma del 1999 che ha introdotto l’elezione diretta ha anche rivisto i poteri del Presidente, riducendo l’ampiezza di alcuni aspetti non secondari legati a temi quali il rinvio delle leggi costituzionali, lo scioglimento del Consiglio Nazionale e la partecipazione alle riunioni del Governo (6).

Anche la revisione costituzionale del 2001 conferma questa tesi: essa ha infatti attribuito al Presidente alcuni – importanti – poteri relativi alla nomina dei giudici costituzionali che hanno però rafforzato un ruolo di garanzia tipico dei sistemi parlamentari (7).

Il Presidente eletto resta in carica 5 anni, può essere eletto per non più di due mandati e può essere deposto mediante referendum popolare (8).

La Sezione Seconda del Capitolo Sesto della Costituzione slovacca si occupa del Governo della Repubblica (9). Dopo averne definito la composizione e le cause di incompatibilità (art. 109), la Costituzione passa a trattare il tema della sua formazione: il Presidente della Repubblica nomina (e può destituire) il Presidente del Governo (art. 110) e su proposta di questo gli altri membri (art. 111); entro trenta giorni dalla nomina, e dopo aver giurato ai sensi dell’art. 112 Cost., il Governo dovrà presentarsi al Consiglio Nazionale per esporre il proprio programma e ottenere la fiducia parlamentare.

Il Governo ha ovviamente durata di legislatura, pertanto l’attuale governo di Robert Fico dovrebbe restare in carica fino al 2016, anno in cui scadrà la legislatura e si terranno nuove elezioni politiche (10). Le ultime elezioni, tenutesi nel 2012, hanno visto la netta affermazione dello Smer, in grado di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (11).

Il panorama partitico annovera oggi, tra quelli che trovano rappresentanza in parlamento, il partito socialdemocratico (Smer), il Movimento Democratico Cristiano (KDH), il partito Gente comune e personalità indipendenti (OL’aNO), Most-Hid, l’Unione cristiana e democratica slovacca – Partito democratico (SDKU-DS), Libertà e solidarietà (Sas) e il Partito Nazionale Slovacco (SNS).

Dal punto di vista dell’organizzazione territoriale la Slovacchia è divisa in 8 Regioni (Samospravny kraj o VUC), ognuna delle quali prende il nome dalla città capoluogo ed è divisa in distretti (okresy) corrispondenti più o meno al concetto di provincia (12).

2. Elezioni europee del 2009.

[…continua…]

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(Federico Savastano, già pubblicato su Federalismi, n. 11/2014)

 

Note (per questa porzione di testo):
(1) Fino al 1999 il Presidente della Repubblica era eletto dal Consiglio Nazionale (il Parlamento monocamerale slovacco). La legge costituzionale n. 9/1999, entrata in vigore il 27 gennaio 1999 ha introdotto l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, modificando gli artt. 101 e ss. della Costituzione.
(2) Risultati primo turno elezioni presidenziali del 2014: Robert Fico 28%; Andrej Kiska 24%; Radoslav Prochazka 21,4%; Milan Knazko 12,86%; Gyula Bardos 5,10%; Pavol Hrusovsky 3,33%; Helena Mezenska 2,37%; gli altri candidati hanno ottenuti risultati inferiori all’1%.
(3) Art. 72 e ss. della Costituzione della Repubblica Slovacca.
(4) Il Governo di Robert Fico può contare su una maggioranza parlamentare di 84 deputati su 150 seggi.
(5) Cfr. Redazione, Slovacchia, Kiska eletto presidente, ne La Stampa del 30/03/2014.
(6) Cfr. art. 102 Costituzione della Repubblica Slovacca.
(7) Cfr. legge costituzionale n. 90/2001, entrata in vigore il 1° luglio 2001, ad eccezione degli artt. 125a, 127, 127a, 134 c.1 e 3 e 151a, entrati in vigore il 1° gennaio del 2002.
(8) Ai sensi dell’art. 106 della Costituzione, come novellato dalla legge costituzionale 9/1999, il Presidente del Consiglio Nazionale può indire un referendum popolare per far decadere il Presidente della Repubblica. Perché ciò avvenga è necessario il voto a maggioranza qualificata dei tre quinti dello stesso Consiglio Nazionale. In caso di esito negativo il Consiglio Nazionale si scioglie e il Presidente si intende rieletto.
(9) Cfr. art. 108 e ss. della Costituzione della Repubblica Slovacca.
(10) La formula usata dalla Costituzione slovacca (art. 117) prevede che il Governo sia sempre tenuto a dimettersi dopo la prima riunione del Consiglio Nazionale dopo le elezioni politiche.
(11) Lo Smer ha ricevuto il 44,79% dei suffragi in occasione delle elezioni politiche del 2012, un risultato straordinario, soprattutto se si tiene in considerazione che il secondo partito (il Movimento Democratico Cristiano) si è fermato all’8,82%.
(12) Gli otto Samospravny kraj corrispondono alle regioni di Bratislava, Trnava, Trencin, Nitra, Zilina, Banska Bystrica, Presov e Kosice. I distretti sono in totale 79.

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