Ucraina: il nuovo Presidente Poroshenko tratta con Putin, nel Donbass si manifesta per l’unità

Il risultato delle elezioni ucraine mostra con tutta evidenza che il paese ha trovato un candidato capace di riscuotere la fiducia degli elettori in modo trasversale. Petro Poroshenko rappresenta da tempo una figura di dialogo, un uomo capace di conciliare il desiderio di Europa di buona parte del paese, con la necessità di non urtare la sensibilità dell’onnipotente vicino russo, che rivendica con la forza delle armi l’appartenenza dell’Ucraina alla propria sfera d’influenza.

Si dice che da diverse settimane Poroshenko stia trattando in modo riservato con il presidente russo Putin riguardo all’assetto internazionale che terrà l’Ucraina: il punto centrale delle trattative riguarda il punto non negoziabile per la Russia, ovvero la potenziale adesione dell’Ucraina alla Nato; il semplice dubbio che questa possibilità venisse ventilata ha condotto la Russia a impadronirsi della Crimea, territorio strategicamente fondamentale per Mosca, da solo meritevole anche di una guerra; dopo la rapida annessione, è partita la campagna del Donbass, che ha condotto a scontri armati ancora pesantemente in corso, volta a mantenere l’Ucraina nell’instabilità e a mostrare nei fatti che qui non si può prescindere dalla volontà della Russia.

Poroshenko sembra aver garantito Putin del fatto che non intende in alcun modo ipotizzare una richiesta ucraina di far parte della Nato. Ora bisognerà vedere se, nonostante l’atteggiamento ucraino sia conciliante, si deciderà comunque di far proseguire le operazioni militari separatiste nelle regioni di Donetsk e Lugansk.

L’attacco in corso in queste ore per prendere il controllo dell’aeroporto di Donetsk da parte dei separatisti non fa pensare ad un allentamento della tensione. Il problema nelle due regioni è l’atteggiamento della polizia e delle strutture amministrative, che, nei fatti, sono convinte di essere ormai destinate alla Russia, e sono del tutto inattive se non conniventi con i separatisti.

In numerosi villaggi del Donbass, uomini armati si recano a bussare alle porte delle case, per reclamare i passaporti e i documenti di identità degli abitanti; non è ancora dato sapere il possibile futuro utilizzo di quei documenti: una delle ipotesi è quella che servano a “naturalizzare” immediatamente militari armati provenienti dall’estero, o a costituire senza difficoltà un “capitale di anime morte” utilizzabile a piacere, anche per dimostrare il sostegno della popolazione. A persone che devono rinnovare il passaporto viene tranquillamente consigliato di aspettare un paio di mesi: così potranno direttamente richiedere il passaporto russo, senza pagare per un documento che presto sarà carta straccia.

Si registrano casi di treni diretti a Kiev da Lugansk visitati da uomini armati, che hanno richiesto ai passeggeri un contributo forzoso per il sostegno del separatismo, come già era avvenuto in altre regioni da parte dei rivoltosi del Maidan.

Il risultato elettorale sta mostrando poi la sostanziale inesistenza a livello di voto popolare dei movimenti della destra estrema: il candidato di Pravy Sektor, la formazione che, secondo l’ossessiva propaganda dei canali televisivi russi deteneva il potere in Ucraina con metodi fascisti, ha ottenuto circa l’uno per cento dei voti. L’uno per cento. Ora sarà più difficile riversare sull’opinione pubblica dei paesi russofoni e sugli europei un simile carico di propaganda menzognera, ormai del tutto destituita di fondamento.

Il problema reale è ora capire se per la Russia sia conveniente a livello economico incorporare anche il Donbass, con le sue miniere nettamente antieconomiche rispetto a quelle già possedute negli Urali. Un segnale importante, nei giorni scorsi, è rappresentato dal gesto dell’oligarca Achmetov, sostanziale padrone del Donbass, che sino ad ora era stato prudentissimo nel prendere posizioni ufficiali: ha raccomandato ai propri operai e lavoratori di manifestare a favore dell’unità ucraina con brevi astensioni dal lavoro, suono di clacson e manifestazioni spontanee; visto il potere di Achmetov nella regione potrebbe trattarsi di un’azione decisiva, qualora costituisse la sua sincera opinione, e non un sostegno di facciata. I prossimi giorni ci mostreranno quali siano le vere intenzioni delle parti in causa.

(Giovanni Catelli, via EastJournal.net)

Foto: Petro Poroshenko (wikimedia commons)

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1 Commento

  1. L’Ucraina è stata scaraventata nel baratro perchè il potere è stato preso con la forza da individui che non amano il loro paese ma il loro portafoglio. (Corrotti dagli USA) Poroshenko è l’interprete principale di questa sventura. Solo la grande Russia e il suo magnifico presidente Putin possono risolvere positivamente le sorti del popolo Ucraino che ricordo agli storici in particolare che nelle vene degli ucraini, scorre sangue russo. Quindi la guerra nel Donbass è una guerra fratricida.
    http://arteeanima.blogspot.it/

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