Esplorare la natura dell’eroismo come fenomeno normale. Il caso Nicholas Winton

Hannah Arendt ha bene declinato la questione con la nota espressione “la banalità del male” (che al tempo fece scandalo) nel suo noto reportage per il New Yorker (e poi in un famoso libro) sul processo ad Adolf Eichmann del 1961. Il criminale di guerra nazista venne definito dalla scrittrice e filosofa della politica un grigio burocrate e uomo mediocre, anziché un genio oscuro del male o uno psicopatico squilibrato, come tutti si sarebbero aspettati. Questa “scoperta” portò la Arendt a formulare la tesi che in determinate condizioni qualunque persona comune può diventare un animale senza pietà, un mostro senza coscienza.

Eichmann fu uno dei maggiori responsabili degli orrori della Shoah, e nel corso della cosiddetta “soluzione finale” organizzò con precisione burocratica il traffico ferroviario per trasportare gli ebrei da vari angoli d’Europa nei campi di concentramento. Nel 1939 fu inviato anche in Cecoslovacchia per organizzare l’emigrazione forzata degli ebrei locali. Catturato dal Mossad in Argentina, venne processato a Gerusalemme e condannato a morte per crimini contro l’umanità. Al processo negò le sue responsabilità, ammettendo soltanto di avere eseguito ordini come qualunque soldato avrebbe dovuto fare durante una guerra.

Ma la questione può anche ruotare, e assumere un senso esattamente contrario, scriveva Lukáš Krivošík qualche giorno fa in un commento sul sito Aktuality.sk. Durante la Seconda Guerra mondiale l’umanità non ha visto solo gli abissi più oscuri, ma anche le sommita più alte dell’animo umano. Dell’Olocausto non ricordiamo solo Heinrich Himmler o Adolf Eichmann, ma anche Oskar Schindler o Nicholas Winton.

Sono stati in molti a rischiare e sacrificare il loro tempo, la comodità, le risorse, la salute, o addirittura la vita, per aiutare i perseguitati. L’analisi dell’eroismo, e le lezioni che ne derivano, sono forse più necessarie che l’analisi della psiche malata dei criminali di guerra.

Esasperando la questione, si potrebbe dire che Adolf Eichmann e Nicholas Winton avevano una cosa in comune: entrambi organizzarono trasporti ferroviari di persone. Soltanto, ricorda Krivošík, la stazione di destinazione era assai differente. Il noto psicologo Philip Zimbardo, che ha esaminato la natura delle vite malvagie, notò che, come vi è una “banalità del male”, esiste analogamente una sorta di “banalità del bene“. Detto in altre parole, anche gli eroi sono spesso persone normali, che semplicemente fanno il proprio lavoro – come il pompiere che rischia la vita per salvare un bambino da una casa in fiamme – o danno alle loro azioni un valore marginale, dicendo che “non potevano fare altrimenti“.

Era anche Nicholas Winton questo tipo di eroe? – si chiede l’autore. Una cosa è certa: fino alla fine degli anni ’80 non ha detto a nessuno del salvataggio di centinaia di bambini. Addirittura, anche sua moglie ne venne a conoscenza solo da documenti trovati in soffitta. La storia eccezionale di Nicholas Winton, che è ambientata in gran parte a Praga occupata dai nazisti, dove l’uomo d’affari decise di fare il possibile per proteggere le vite di giovani ebrei, correndo grandi rischi, è stata raccontata in diverse opere filmiche dal regista slovacco Matej Minac. Il suo “Il potere del bene – Nicholas Winton”, girato nel 2001, vinse l’International Emmy Award per il miglior documentario.

L’eroismo, come il male, è democratico, scrive Krivošík, e non è riservato soltanto a persone eccezionali. Potenzialmente, siamo tutti eroi. Lo psicologo Philip Zimbardo ha delineato l’idea che ognuno di noi dovrebbe pensare a sé stesso come a un “eroe a chiamata”, il cui intervento può essere richiesto senza preavviso quando si verifica un momento decisivo.

Abbiamo raccontato di Nicholas Winton qui. Altre informazioni si possono trovare qui oppure qui (in inglese).

(Pierluigi Solieri, partendo da un commento di L.Krivošík su aktuality.sk)

Nella foto: Nicholas Winton

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